Il Tirreno

Pontedera

Si rompe il letto per disabili, anziana si frattura una gamba

di Sabrina Chiellini
L'ospedale Lotti di Pontedera
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L'ospedale Lotti di Pontedera

La novantenne è stata ricoverata all’ospedale Lotti di Pontedera. La protesta della figlia: "Per mesi ho cercato di contattare l’ufficio protesi, ma non ho avuto risposte"

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CAPANNOLI. Il letto per disabili di un’anziana di 93 anni si rompe e la figlia per tre mesi non riesce a contattare l’ufficio protesi dell’Asl a Pontedera. Il caso poi ci si mette di mezzo e le due donne, proprio mentre la figlia cerca di aiutare la madre a stendersi sul letto, cadono per terra. Una storia incredibile: la 93enne si frattura tibia e perone, viene ricoverata all’ospedale. L’amarezza nella figlia, Anna Cesarano, dipendente della mensa universitaria di Pisa, residente a Capannoli, è così grande che decide di raccontare la sua storia. Anche perché, lei di questo è convinta, teme che il suo non sia un caso isolato e che tante altre famiglie si trovino in condizioni di disagio quando devono assistere anziani disabili.

«Tante volte ho cercato di mettermi in contatto con l’ufficio protesi di Pontedera – racconta la donna – ma al telefono non rispondono mai, squilla a lungo e poi scatta la segreteria telefonica. Il letto, di quelli con le sbarre laterali, è rimasto bloccato e la carrozzina ha i freni consumati. Per questo ho cercato di contattare più volte l’Asl per chiedere la manutenzione. Nel frattempo però non potevo lasciare mia madre sempre stesa nel letto. L’ho alzata e sabato scorso, dopo pranzo, siamo finite per terra tutte e due. Io sto ancora male, sono dolorante, lei ha riportato due fratture. Poiché ha 93 anni è facile immaginare la mia preoccupazione».

La donna è stata trasferita nel reparto ortopedia del Lotti. «Vista l’età, non può essere operata, Ci hanno consigliato di mettere il gesso. Così abbiamo fatto. Il medico, senza tanti giri di parole, ci ha detto: “Speriamo bene”. Parole che ad un familiare non fanno troppo piacere anche se descrivono la realtà. Aumentano la rabbia. Ora la situazione di mia madre è peggiorata, tutte le sere ha la febbre e non siamo a casa, ancora in attesa che venga qualcuno a riparare il letto».

In questi giorni Cesarano è riuscita, dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto, a trovare qualcuno che ha riposto al distretto di via Fleming. «Mi ha detto: “Non sono la persona incaricata di questo servizio ma faccio la comunicazione”. In effetti deve essere stato così perché l’altra mattina l’ufficio protesi mi ha comunicato di avere passato la richiesta di manutenzione del letto all’azienda che effettua questo servizio per conto dell’Asl. «Non so come finirà, ma voglio rendere pubblico il nostro disagio. Quando ho provato a fare presenti le difficoltà, mi sono sentita dire che se non sono più in grado di gestire mia madre posso affidarla ai servizi sociali. Per me tutto questo è una grande umiliazione. Mi ci sono quasi ammalata. Quando mia madre ha avuto un’ischemia nessuno ci ha attivato la riabilitazione e solo in seguito ho scoperto che c’era questa possibilità. Per assisterla così a lungo ho avuto anche ripercussioni sul lavoro. Ma di tutti questi problemi, delle difficoltà delle famiglie che hanno un disabile in casa, a nessuno interessa sentir parlare. Se provi a chiedere aiuto, te lo fanno anche pesare. Ma questa storia del letto rotto e della difficoltà di contattare l’ufficio protesi e poi la caduta sono state davvero la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Voglio protestare – conclude Cesarano – e spero che qualcuno mi ascolti».

 

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