Il Tirreno

Pontedera

Ristori, è in arrivo una pioggia di cause 

di Andreas Quirici
Ristori, è in arrivo una pioggia di cause 

La titolare Marmeggi: così rischiamo di dover chiudere

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PONTEDERA. I 44 operai licenziati alla vigilia dello scorso Natale dovevano essere iscritti al nuovo istituto per chi perde il lavoro, la Naspi, e non nelle liste di mobilità. Da qui la procedura irregolare che apre le porte alla chiusura delle Officine Ristori per la stessa ammissione della proprietà alla Regione durante un recente incontro. E a breve si saprà il verdetto su un’azienda che sta dando comunque lavoro a oltre 70 persone.

Ripensando alla vicenda della ditta metalmeccanica di Montecalvoli che fa parte dell’indotto Piaggio, verrebbe da riviste un vecchio detto: chi di licenziamento ferisce, di licenziamento perisce. Una chiave di lettura che va a braccetto con una rivincita operaia contro la decisione del padrone di mettere così tanti lavoratori alla porta a ridosso della festa più importante dell’anno, con le famiglie riunite a tavola per celebrare il Natale scartando i regali per i bambini. Ma tutto questo spirito di rivalsa fa a pugni col timore che, adesso, i circa settanta salvati dal maxi licenziamento possano perdere a loro volta il posto. E la partite è nelle mani dei loro ex colleghi.

Già perché tutto dipende dalle cause di lavoro che saranno presentate al tribunale a luglio, mese decisivo per la storia della Ristori. Si parla di una ventina di licenziati, legati alla Cgil, che avrebbero pronta la documentazione e sarebbero decisi a fare il passo legale per ottenere il risarcimento. Ma potrebbero essere molti di più. E questo pone un grosso punto interrogativo sul futuro dell’impresa.

L’operazione fatta da Officine Ristori per l’iscrizione alle lista di mobilità dei licenziati è stata praticamente a costo zero, quindi senza gravare sui conti del concordato preventivo, il cui piano prevede solo l’attività imprenditoriale per saldare debiti contratti. In realtà, dovendo iscrivere il personale in esubero alla Naspi, Ristori avrebbe dovuto pagare 1.500 euro a licenziato, in caso di procedura con accordo sindacale, o 4.000 senza intesa coi rappresentanti dei lavoratori. In più, considerando illegittimi i licenziamenti, l’azienda dovrebbe “risarcire” i suoi ex dipendenti (o almeno quelli che avvieranno le cause di lavoro) pagando da 12 a 24 mensilità a seconda dei casi. E questo, in termini di conti per il concordato si traduce nell’obbligo di prevedere la copertura economia del massimo esborso. Una cifra compresa tra 1,5 e 2 milioni.

«Soldi che non abbiamo - dice Enza Marmeggi, alla guida della famiglia proprietaria delle Officine Ristori - e ciò rischia di farci chiudere. Il paradosso di tutta questa vicenda è che stiamo andando bene. Siamo nella fase di picco produttivo con Piaggio e stiamo lavorando a una commessa extra che ha buone possibilità di portarci lavoro ulteriore. Abbiamo imboccato la strada giusta, ma questi ultimi sviluppi rischiano di vanificare i tentativi di recupero. D’altra parte la Naspi non era prevista nel nostro piano e ora è tutto più complicato. Lo abbiamo spiegato alla Regione che ci ha detto di voler valutare il contesto. Noi intanto aspettiamo e lavoriamo. Più di così non possiamo fare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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