Sicurezza
«Se lui mi ammazza non servirà la querela»
di Sabrina Chiellini
Dopo 10 anni la giustizia non ferma uno stalker di Peccioli
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PECCIOLI. Ci sono voluti otto anni per avere (pochi mesi fa) la prima sentenza di condanna definitiva per i reati di stalking, minacce e offese commessi da un uomo, un ex dipendente amministrativo dell’Asl di Pisa, che non si dà pace. E, nonostante lo scorrere del tempo, perseguita la sua ex e tutti quelli che si sono occupati della vicenda a vari livelli, dai carabinieri ai magistrati, fino agli avvocati.
La vittima per tutto questo tempo ha dovuto presentare una ventina di denunce per atti persecutori in quanto l'uomo, che evidentemente continua a non accettare la fine della relazione, non demorde. Anzi da circa un anno e mezzo usa come strumento di stalking il proprio profilo Facebook.
È proprio sul social che l'ex amministrativo Asl, che risiede a Peccioli, pubblica post offensivi con altrettante gravi accuse rivolte sia alla donna che a tutti coloro che per ragioni professionali hanno trattato e trattano questo caso. Se ne contano a centinaia. Non passa giorno che l'uomo non diffami pesantemente figure istituzionali, magistrati e carabinieri postando relativi nomi, cognomi e foto. Una storia che ormai è sotto gli occhi di tutti, la conferma di un reato reiterato nel tempo che a tutt'oggi continua su Facebook.
Nei confronti del pensionato, condannato in un altro processo a due anni di reclusione in primo grado sempre per fatti riconducibili agli stessi comportamenti sempre ai danni della ex, è stata disposta dal giudice anche una perizia psichiatrica coattiva nell'ambito di un terzo processo ancora in corso a Pisa. In sostanza, è come se l’ex respinto stesse utilizzando Facebook per celebrare una sorta di processo alternativo in cui raccontare la sua versione dei fatti, cercando di passare da vittima, «visto che l'aver tentato in tutti i modi di denigrare la parte offesa durante i vari processi penali non gli è servito a molto», spiega l’avvocato Francesco Esposito Ziello di Pontedera, che tutela la parte offesa.
Che cosa fa lo stalker? Accusa la donna di essere in combutta con magistrati, carabinieri e avvocati e di avere tutti insieme ordito un complotto contro di lui, accusando peraltro la Procura di Pisa di corruzione: “... costruiscono false prove per poi spartirsi i soldi...”, scrive in uno dei post.
L'uomo nel tempo è stato raggiunto anche da due diversi provvedimenti cautelari di divieto di avvicinamento alla vittima, peraltro spesso non rispettati, oltre ad un periodo di arresti domiciliari. Provvedimenti che non lo hanno indotto a cambiare atteggiamento.
Nel frattempo che cosa succede? I profili Facebook non possono essere oscurati, anche se la legge italiana prevede di perseguire chi diffama sui social. «Lui con i post che pubblica quotidianamente, sta commettendo un reato penalmente perseguibile e coloro che gli offrono l'amicizia seppur virtuale gli danno l'opportunità di percepire un consenso», aggiunge l’avvocato. I profili Facebook non possono essere chiusi, ma possono essere ignorati se non se ne condividono i contenuti.
Colpisce lo sfogo con cui la donna si è lasciata andare davanti al suo avvocato, dopo una delle udienze in tribunale: «Se mi ammazza non ci sarà bisogno di alcuna denuncia. L’omicidio non è a querela di parte». Allora - viene da pensare anche se è difficile da accettare questa logica - tutti si darebbero da fare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La vittima per tutto questo tempo ha dovuto presentare una ventina di denunce per atti persecutori in quanto l'uomo, che evidentemente continua a non accettare la fine della relazione, non demorde. Anzi da circa un anno e mezzo usa come strumento di stalking il proprio profilo Facebook.
È proprio sul social che l'ex amministrativo Asl, che risiede a Peccioli, pubblica post offensivi con altrettante gravi accuse rivolte sia alla donna che a tutti coloro che per ragioni professionali hanno trattato e trattano questo caso. Se ne contano a centinaia. Non passa giorno che l'uomo non diffami pesantemente figure istituzionali, magistrati e carabinieri postando relativi nomi, cognomi e foto. Una storia che ormai è sotto gli occhi di tutti, la conferma di un reato reiterato nel tempo che a tutt'oggi continua su Facebook.
Nei confronti del pensionato, condannato in un altro processo a due anni di reclusione in primo grado sempre per fatti riconducibili agli stessi comportamenti sempre ai danni della ex, è stata disposta dal giudice anche una perizia psichiatrica coattiva nell'ambito di un terzo processo ancora in corso a Pisa. In sostanza, è come se l’ex respinto stesse utilizzando Facebook per celebrare una sorta di processo alternativo in cui raccontare la sua versione dei fatti, cercando di passare da vittima, «visto che l'aver tentato in tutti i modi di denigrare la parte offesa durante i vari processi penali non gli è servito a molto», spiega l’avvocato Francesco Esposito Ziello di Pontedera, che tutela la parte offesa.
Che cosa fa lo stalker? Accusa la donna di essere in combutta con magistrati, carabinieri e avvocati e di avere tutti insieme ordito un complotto contro di lui, accusando peraltro la Procura di Pisa di corruzione: “... costruiscono false prove per poi spartirsi i soldi...”, scrive in uno dei post.
L'uomo nel tempo è stato raggiunto anche da due diversi provvedimenti cautelari di divieto di avvicinamento alla vittima, peraltro spesso non rispettati, oltre ad un periodo di arresti domiciliari. Provvedimenti che non lo hanno indotto a cambiare atteggiamento.
Nel frattempo che cosa succede? I profili Facebook non possono essere oscurati, anche se la legge italiana prevede di perseguire chi diffama sui social. «Lui con i post che pubblica quotidianamente, sta commettendo un reato penalmente perseguibile e coloro che gli offrono l'amicizia seppur virtuale gli danno l'opportunità di percepire un consenso», aggiunge l’avvocato. I profili Facebook non possono essere chiusi, ma possono essere ignorati se non se ne condividono i contenuti.
Colpisce lo sfogo con cui la donna si è lasciata andare davanti al suo avvocato, dopo una delle udienze in tribunale: «Se mi ammazza non ci sarà bisogno di alcuna denuncia. L’omicidio non è a querela di parte». Allora - viene da pensare anche se è difficile da accettare questa logica - tutti si darebbero da fare.
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