Sicurezza
«Pagaci i danni o vedrai il piombo» Condannati a 4 anni
Tentarono di estorcere soldi agli agricoltori perché i miasmi dei fanghi facevano fuggire i turisti dal loro resort a Castelfalfi
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PECCIOLI . I muretti a secco color ocra che richiamano i calanchi d’argilla, i filari di cipressi, la piscina con i fondali multicromatici, i gazebo eleganti e poi il casolare, quel rudere abbarbicato su un crinale fra Montaione e Peccioli che stava trasformando in una specie di dacia estiva per ricchi statunitensi e inglesi affacciata su un pezzo di Toscana da copertina erano la promessa di un affare sicuro e guadagni stellati.
Giovanni Mannino, 47 anni, ci aveva investito i risparmi di una vita su villa La Costia, incastonata fra le colline di Castelfalfi. Per questo l’idea che il suo american dream stesse annegando nei miasmi dei fanghi sparsi dagli agricoltori della zona lo stava facendo diventare matto. «Se non la fai finita di concimare, ti facciamo vedere il piombo». «Vedete di capirla con le buone, altrimenti sono guai». Dal 6 agosto al 10 settembre 2008 Mario, Michele, Carlo e tutti i dipendenti della famiglia Carlino, titolare dell’azienda agricola Il Colle a Peccioli, hanno dovuto affrontare lui e i suoi “compagni” più volte, «subendo minacce, pressioni e violenza con metodi criminali», dice il pm Lydia Pagnini in aula prima della sentenza. Ecco, proprio per l’accusa di tentata estorsione ieri, Mannino, insieme a Francesco Ramicelli, un muratore di Colle Valdelsa che all’epoca lavorava alla ristrutturazione di quella che poi diventerà una residenza turistica di lusso (oggi affittata a 10.500 euro a settimana e in vendita a 3 milioni di euro), sono stati condannati a 4 anni di reclusione oltre al pagamento di una provvisionale di risarcimento danni morali di 20mila euro. In quattro o cinque circostanze diverse, fra agosto e settembre di 9 anni fa, hanno subissato i Carlino di intimidazioni e telefonate minatorie nel tentativo di estorcere loro denaro, convinti dovesse essere il prezzo da pagare per i danni causati alle prospettive di guadagno di villa La Costia. «Una volta Mannino si presentò accompagnato da due uomini che poi non sono stati più identificati – racconta il pm – uno si spacciò per un ispettore dell’Asl e minacciò sanzioni e di far chiudere l’azienda se non avessero interrotto le concimazioni, e un altro uomo colpì Mario Carlino con un pugno». Di episodi così ne contano almeno altri tre. E ogni volta Mannino si presenta accompagnato da un plotoncino di compari. «Avevamo comprato il casolare a 400mila euro – racconta la ex compagna di Carlino in aula di fronte al giudice Pietro Murano –. All’epoca la stavamo ristrutturando, ma l’agenzia decise di rescindere il contratto perché i cattivi odori erano insopportabili e a clienti esigenti come quelli a cui prevedeva di affittare il casolare sarebbero stati insopportabili. Prima di interrompere il rapporto, infatti, era previsto che avremmo guadagnato dall’attività almeno 150mila euro. Giovanni, è vero, non la prese bene, ma non so cosa sia successo con i Carlino. Ma che i fanghi procurassero miasmi insopportabili è indubbio, tant’è che i Comuni della zona hanno deciso di vietarne lo spargimento da giugno a settembre». L’ordinanza però risale a maggio di quest’anno, e fra la Valdelsa e la Valdera è stata emanata soprattutto dopo l’inchiesta con cui la procura antimafia di Firenze ha scoperto un traffico di rifiuti sul territorio. Ma non è dimostrato che anche sui terreni dei Carlino - almeno non in quel periodo - siano finiti i fanghi inquinanti sversati da aziende vicine ai Casalesi. E in ogni caso era la Provincia a rilasciare le autorizzazioni. Quella di Mannino e Ramicelli invece è stata ritenuta tentata estorsione aggravata e non esercizio arbitrario delle proprie ragioni con l’uso della violenza come avrebbe voluto derubricare il reato il legale Gabrio Bagnoli, che annuncia ricorso in appello.
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Giovanni Mannino, 47 anni, ci aveva investito i risparmi di una vita su villa La Costia, incastonata fra le colline di Castelfalfi. Per questo l’idea che il suo american dream stesse annegando nei miasmi dei fanghi sparsi dagli agricoltori della zona lo stava facendo diventare matto. «Se non la fai finita di concimare, ti facciamo vedere il piombo». «Vedete di capirla con le buone, altrimenti sono guai». Dal 6 agosto al 10 settembre 2008 Mario, Michele, Carlo e tutti i dipendenti della famiglia Carlino, titolare dell’azienda agricola Il Colle a Peccioli, hanno dovuto affrontare lui e i suoi “compagni” più volte, «subendo minacce, pressioni e violenza con metodi criminali», dice il pm Lydia Pagnini in aula prima della sentenza. Ecco, proprio per l’accusa di tentata estorsione ieri, Mannino, insieme a Francesco Ramicelli, un muratore di Colle Valdelsa che all’epoca lavorava alla ristrutturazione di quella che poi diventerà una residenza turistica di lusso (oggi affittata a 10.500 euro a settimana e in vendita a 3 milioni di euro), sono stati condannati a 4 anni di reclusione oltre al pagamento di una provvisionale di risarcimento danni morali di 20mila euro. In quattro o cinque circostanze diverse, fra agosto e settembre di 9 anni fa, hanno subissato i Carlino di intimidazioni e telefonate minatorie nel tentativo di estorcere loro denaro, convinti dovesse essere il prezzo da pagare per i danni causati alle prospettive di guadagno di villa La Costia. «Una volta Mannino si presentò accompagnato da due uomini che poi non sono stati più identificati – racconta il pm – uno si spacciò per un ispettore dell’Asl e minacciò sanzioni e di far chiudere l’azienda se non avessero interrotto le concimazioni, e un altro uomo colpì Mario Carlino con un pugno». Di episodi così ne contano almeno altri tre. E ogni volta Mannino si presenta accompagnato da un plotoncino di compari. «Avevamo comprato il casolare a 400mila euro – racconta la ex compagna di Carlino in aula di fronte al giudice Pietro Murano –. All’epoca la stavamo ristrutturando, ma l’agenzia decise di rescindere il contratto perché i cattivi odori erano insopportabili e a clienti esigenti come quelli a cui prevedeva di affittare il casolare sarebbero stati insopportabili. Prima di interrompere il rapporto, infatti, era previsto che avremmo guadagnato dall’attività almeno 150mila euro. Giovanni, è vero, non la prese bene, ma non so cosa sia successo con i Carlino. Ma che i fanghi procurassero miasmi insopportabili è indubbio, tant’è che i Comuni della zona hanno deciso di vietarne lo spargimento da giugno a settembre». L’ordinanza però risale a maggio di quest’anno, e fra la Valdelsa e la Valdera è stata emanata soprattutto dopo l’inchiesta con cui la procura antimafia di Firenze ha scoperto un traffico di rifiuti sul territorio. Ma non è dimostrato che anche sui terreni dei Carlino - almeno non in quel periodo - siano finiti i fanghi inquinanti sversati da aziende vicine ai Casalesi. E in ogni caso era la Provincia a rilasciare le autorizzazioni. Quella di Mannino e Ramicelli invece è stata ritenuta tentata estorsione aggravata e non esercizio arbitrario delle proprie ragioni con l’uso della violenza come avrebbe voluto derubricare il reato il legale Gabrio Bagnoli, che annuncia ricorso in appello.
Mario Neri
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