Il Tirreno

Pontedera

Sempre più padri separati  alla mensa dei poveri 

Sempre più padri separati  alla mensa dei poveri 

In un anno sono oltre 700 le persone che hanno chiesto aiuto alla struttura  della Misericordia in piazza Duomo: il 45 per cento sono italiani di mezza età

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PONTEDERA. Uomini di mezza età che in poche settimane perdono tutto. Lavoro, famiglia e dignità. Spesso padri separati che si ritrovano a vagare per la città con uno zaino carico di cartoni e una manciata di indumenti. E che per consumare un pasto caldo, o farsi una doccia, si rivolgono alla Misericordia di Pontedera. La nuova frontiera della povertà ha il volto del vicino di casa. Lo dicono i dati della mensa dei poveri di piazza Duomo, che tra il 2015 e il 2016 ha ospitato 730 persone. Di queste, l’80% sono uomini. Il 47% ha dai 49 ai 59 anni, il 26% ha più di 60 anni e il 16% ha meno di 39 anni.

«Apriamo al mattino, intorno alle 10, e troviamo la gente fuori dalla porta ad aspettare qualcosa da mangiare. Grazie alla collaborazione dei bar della zona riusciamo a offrire anche qualche brioche per colazione», racconta Antonietta Fioretto, 77anni e un cuore infinito. «Non basta offrire cibo – spiega la donna - chi viene alla mensa ha bisogno di calore e di ascolto. Ci sono padri di famiglia che non hanno notizie dei figli, ex professionisti che fino a qualche anno fa potevano permettersi le vacanze al mare e che ora non hanno neppure un euro per un caffè».

Il 45% degli utenti della mensa dei poveri è di origine italiana, il 26% africana e il 27% proviene dall’est Europa. Nel 2016 sono state 1700 le docce offerte dalla Misericordia. Circa novemila i pasti distribuiti. Un piatto di pasta, un panino, mezzo litro d’acqua fresca. Basta poco per ridare luce a un volto distrutto dal dolore e dalla solitudine. «Tra i tavoli della mensa si creano amicizie, anche col personale volontario», dice ancora Antonietta, ex amministratrice delegata per un’importante azienda con sede a Milano, a Pontedera da dieci anni. Una vita vissuta a redigere bilanci a sei zeri le ha insegnato a segnarsi tutto, ma proprio tutto. Ed è anche grazie a lei se la Misericordia ora ha una serie di schemi dettagliati sul numero e sulla provenienza delle persone che ogni giorno chiedono qualcosa da mettere sotto i denti. Alla mensa del Duomo arrivano uomini e donne da tutta la provincia, anche se c’è un 21% di pontederesi.

«Serviamo anche molti giovani senza lavoro, che hanno smesso di studiare e non hanno avuto occasione di imparare un mestiere. Dispiace vederli spenti, senza fiducia nel futuro. Tra i nostri compiti c’è anche quello di tenere accesa in loro la speranza», prosegue Antonietta, che sa bene cosa vuol dire alzare la testa e andare avanti.

«Dopo la scomparsa di mio marito mi sentivo persa, poi ho incontrato Maria Carrara e ho conosciuto il fantastico mondo del volontariato. Quattro volte a settimana vengo a dare una mano a chi sta peggio di me, e mi sento una persona migliore. Alla gente che viene a mangiare da noi – conclude la donna - cerco di far capire che nella vita si può sempre rinascere e riscattarsi».

Tommaso Silvi

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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