Il Tirreno

Pontedera

Tuodì, gli scaffali restano vuoti e i lavoratori a casa 

di Danilo Renzullo
Tuodì, gli scaffali restano vuoti e i lavoratori a casa 

Quasi 80 lettere di licenziamento per i dipendenti di Gimar  la ditta che gestisce macellerie e gastronomie nei discount

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PONTEDERA. Le ferie forzate sarebbero dovute servire a superare i problemi tra le due società e a riempire nuovamente scaffali e frigoriferi. Merce fresca che sarebbe dovuta servire anche ad alimentare le speranze di un futuro lavorativo per decine di dipendenti, che si è invece eclissato in un periodo di ferie non richiesto. Una, due settimane al massimo di stop e la società avrebbe riportato in blocco i lavoratori nei supermercati. L’operazione si è conclusa invece spegnendo i macchinari e mandando a casa i dipendenti. Il futuro dei supermercati non è ancora chiara.

L’unica certezza, per il momento, sono le quasi ottanta lettere di licenziamento che la Gimar di Pontedera ha inviato ad altrettanti lavoratori impiegati per la maggior parte nei reparti di macelleria e gastronomia dei supermercati Tuodì in Toscana. Tra questi, anche il punto vendita di Pontedera, Cascina e quello di Putignano a Pisa.

Alla base della drastica decisione non ci sarebbero problemi economici tra l’azienda della grande distribuzione Tuodì, società che vanta oltre 400 insegne di discount in Italia, e la Gimar di Pontedera che ha preso in affitto un ramo d’azienda gestendo soprattutto i reparti di gastronomia e macelleria a livello regionale.

Le difficoltà sarebbero legate all’approvvigionamento da parte di Tuodì delle materie da esporre. Il rifornimento dei negozi è praticamente fermo e gli scaffali vuoti hanno fatto allontanare una importante fetta di clienti. Gli incassi, man mano dimagriti anche nei reparti gestiti da Gimar, hanno costretto la società di Pontedera ad una progressiva chiusura di macellerie e banconi di gastronomia. Il primo ad alzare bandiera bianca è stato quello di carne all’interno del supermercato di Pontedera, chiuso a maggio.

«Doveva essere un segnale», spiega una delle lavoratrici licenziate. La chiusura ha “inaugurato” invece un percorso che ha portato al licenziamento di decine di dipendenti. Prima le ferie forzate, poi le lettere di licenziamento. Le prime 39 sono partite il 31 maggio. «Non è stata però aperta nessuna pratica di esubero - specifica la lavoratrice rimasta a casa - anche per chiedere l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Sono invece partite lettere di licenziamento individuali».

L’offensiva dei sindacati ha prodotto un ripensamento della società, durato però solo pochi giorni. Il 9 giugno la seconda ondata di licenziamenti (40 le lettere spedite) si è abbattuta sui lavoratori, aggiungendo un nuovo capitolo alla travagliata storia del marchio Tuodì che, nella sua ventennale esistenza ha più volte cambiato proprietà, acquisita nel 2013 dal Gruppo Tuo. Il fallimento del piano di risanamento del 2014, avrebbe lasciato l’azienda in una situazione debitoria e ripercussioni negative su quasi tutti i punti vendita nazionali, spingendo i sindacati a proclamare lo stato di agitazione in attesa di un incontro con la proprietà e l’eventuale presentazione di un piano industriale. A farne le spese sono stati i lavoratori delle aziende affiliate, mentre per quelli alle dipendenze di Tuodì non risultano aperte procedure di licenziamento.

«Abbiamo incontrato la Gimar a fine maggio e la società ci ha spiegato le difficoltà, che sarebbero dovute rientrare dopo un periodo di ferie forzate – sottolinea Carlo Pino della Uiltucs di Pisa -. Dopo alcuni giorni sono stati dichiarati i licenziamenti, che impugneremo anche perché la società ha intrapreso un percorso abbastanza strano: non ha infatti aperto una procedura di licenziamento collettivo, ma inviato lettere individuali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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