Il dolore
l’imprenditore replica
«C’è stato un voltafaccia che non so spiegarmi»
CASCINA. Denunce e battaglie giudiziarie: sono diversi i casi aperti che riguardano l’ex consigliere comunale Alberto Rocchi. Ma lui grida al complotto e accusa i vecchi come i nuovi amministratori...
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CASCINA. Denunce e battaglie giudiziarie: sono diversi i casi aperti che riguardano l’ex consigliere comunale Alberto Rocchi. Ma lui grida al complotto e accusa i vecchi come i nuovi amministratori di portare avanti nei suoi confronti una battaglia senza motivo.
«Il 5 aprile scorso abbiamo diffidato il Comune di Cascina, gli chiediamo di attuare la sentenza della Corte di Appello che mi ha assolto per non aver commesso alcun abuso nell’ansa dell’Arno e che ordinava al Comune di provvedere a sistemare le questioni amministrative nella ex cava di Musigliano», scrive Rocchi. «In una riunione con l’avvocato Beatrice Vestri nel settembre scorso, in Comune, il sindaco e vicesindaco avevano promesso la sistemazione delle questioni sospese da anni, come quella dell’ex cava e degli impianti sportivi. Con un certo sconcerto abbiamo invece ricevuto il diniego della classificazione degli edifici che la Corte d’Appello ha sentenziato legittimi. Quindi il Comune li rende inservibili ai fini produttivi dato che senza classificazione urbanistica nel piano regolatore un edificio non può essere utilizzato. Ci sono poi due ordinanze riguardanti i fabbricati e prefabbricati della zona sportiva - uno condonato nel 1994 e l’altro nel 2010 - con cui mi accusano falsamente di illeciti, quando noi avevamo chiesto, per l’ennesima volta, la concessione per terminare i lavori della costruzione del circolo e del campo sportivo. Tra l’altro abbiamo già un finanziamento dell’Istituto per il credito sportivo. Non so spiegarmi il voltafaccia. La presenza della famiglia di origini rom nella casa del guardiano della zona sportiva è tutta una scusa. Qualcuno ha interesse a far fallire anche la nostra coop, che è proprietaria sia della ex cava che della zona sportiva, e prendere tutto all’asta».
«Il 5 aprile scorso abbiamo diffidato il Comune di Cascina, gli chiediamo di attuare la sentenza della Corte di Appello che mi ha assolto per non aver commesso alcun abuso nell’ansa dell’Arno e che ordinava al Comune di provvedere a sistemare le questioni amministrative nella ex cava di Musigliano», scrive Rocchi. «In una riunione con l’avvocato Beatrice Vestri nel settembre scorso, in Comune, il sindaco e vicesindaco avevano promesso la sistemazione delle questioni sospese da anni, come quella dell’ex cava e degli impianti sportivi. Con un certo sconcerto abbiamo invece ricevuto il diniego della classificazione degli edifici che la Corte d’Appello ha sentenziato legittimi. Quindi il Comune li rende inservibili ai fini produttivi dato che senza classificazione urbanistica nel piano regolatore un edificio non può essere utilizzato. Ci sono poi due ordinanze riguardanti i fabbricati e prefabbricati della zona sportiva - uno condonato nel 1994 e l’altro nel 2010 - con cui mi accusano falsamente di illeciti, quando noi avevamo chiesto, per l’ennesima volta, la concessione per terminare i lavori della costruzione del circolo e del campo sportivo. Tra l’altro abbiamo già un finanziamento dell’Istituto per il credito sportivo. Non so spiegarmi il voltafaccia. La presenza della famiglia di origini rom nella casa del guardiano della zona sportiva è tutta una scusa. Qualcuno ha interesse a far fallire anche la nostra coop, che è proprietaria sia della ex cava che della zona sportiva, e prendere tutto all’asta».
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