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Caso Ragusa,  teste “televisivo”   accusato di truffa

Caso Ragusa,  teste “televisivo”   accusato di truffa

PISA. Un bagliore di notorietà con tanto di apparizioni in tv. Il quarto d’ora di celebrità che nel frullatore dei media non è poi così difficile da conquistare aveva proiettato Luigi Murò, 61 anni,...

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PISA. Un bagliore di notorietà con tanto di apparizioni in tv. Il quarto d’ora di celebrità che nel frullatore dei media non è poi così difficile da conquistare aveva proiettato Luigi Murò, 61 anni, siciliano da anni a Pisa, sugli schermi di quella televisione popolare che tra misteri svelati e presunte esclusive coltiva gli spettatori come i fedeli in chiesa in attesa del verbo. Diceva di conoscere piste non seguite sul caso Ragusa, Luigi Murò, professione ambulante e una passione per gli intrighi. È passato più di un anno dalle rivelazioni del commerciante, poi integrate con altri dettagli su cui gli inquirenti venivano invitati a indagare.
Nel frattempo Antonio Logli è stato condannato in primo grado a 20 anni per l’omicidio e la distruzione del corpo della moglie. Ma gli inviti agli investigatori di Murò, sottolineati in apparizioni tv su Mediaset, non hanno portato ad alcun risultato. Niente di niente. La Procura si è, comunque, occupata di lui riservandogli un’attenzione in questo caso non richiesta. E anche della moglie, Maria Grazia Rossi, 57 anni. Con una citazione diretta a giudizio per truffa in concorso nei confronti due coniugi. Il “teste” rimasto sempre e solo televisivo, mai entrato nell’inchiesta dei carabinieri per chiarire il giallo della scomparsa di Roberta Ragusa, si ritrova così sotto processo con l’accusa di aver rifilato un “pacco” via web. Secondo la querela del raggirato, Murò in concorso con la moglie avrebbe messo su un sito l’annuncio per la vendita di un telefonino. Il potenziale acquirente, interessato all’acquisto, dopo un contatto ha inviato i soldi, siamo sui 500 euro, nell’attesa del cellulare. A casa gli arriva una confezione, ma quando la apre ci trova una bottiglia di acqua da mezzo litro. Lamentarsi non serve. I soldi non tornano indietro e si va avanti con la querela che ora diventa un processo per truffa.
Murò è un tipo a cui l’intrigo piace. Il retroscena su cui sfruculiare che in passato lo portò a riferire di avere qualcosa da raccontare persino sulla sparizione di Emanuela Orlandi. Vaticano, servizi segreti, banda della Magliana. Documenti esclusivi che avrebbero ribaltato versioni accreditate. Scenari rimasti nelle velleità da 007 dell’ambulante.
Di recente è stato attratto dal caso Ragusa. L’interesse non è solo da spettatore. Gli piace atteggiarsi a intimo delle forze dell’ordine. Uno capace di camminare sul crinale dei confidenti che esistono, ma non appaiono. Almeno ufficialmente. La sparizione di Roberta Ragusa lo ha intrigato. È riuscito a trovare sponde sui media - non quelli locali - con i siti specializzati nel copia e incolla a rilanciare le sue segnalazioni. Quella del boschetto accanto alla stazione di San Giuliano Terme dove una agente della polizia municipale di Pisa avrebbe visto del terreno rimosso con un lembo di telo spuntare tra le erbacce. Il presente è meno affascinante delle trame all’ombra dei servizi segreti. Murò e la moglie devono difendersi dall’accusa di aver truffato una persona che spedendole una bottiglia d’acqua al posto del cellulare.
Pietro Barghigiani

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