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Pontedera

Le indagini partirono con il piede sbagliato

Le indagini partirono con il piede sbagliato

Molti forse non lo sanno, ma quel “fattaccio” di Toiano superò i confini non soltanto regionali, ma anche quelli nazionali. Chi scrive ha visto lettere giunte all’unico imputato della vicenda...

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Molti forse non lo sanno, ma quel “fattaccio” di Toiano superò i confini non soltanto regionali, ma anche quelli nazionali. Chi scrive ha visto lettere giunte all’unico imputato della vicenda addirittura dalle regioni scandinave. E si era nell’immediato secondo dopoguerra: vale a dire internet, web e quant’altro del genere non erano neppure immaginati.
la gente
Le prime voci dell’accaduto
e ciascuno si fa la propria idea
Quel 5 giugno 1947 è nella loro mente. Impresso come fosse accaduto una settimana fa. Le prime voci del delitto. Le prime voci sugli indiziati. Le prime voci sulle indagini. Le prime voci su tutto e su tutti. E ognuno iniziò a farsi la propria idea, che ovviamente non sempre era la più logica e la più esatta.
il maresciallo
Leonardi sceglie la via più semplice
incolpando il fidanzato Ugo
Gli occhi sul fidanzato, Ugo Ancillotti, le mise quel maresciallo Leonardi, noto per aver risolto casi delicati nella zona della Lunigiana. Arrivò sulle colline palaiesi pure lui convinto che in qualche giorno avrebbe assicurato alla giustizia il responsabile del delitto. Invece il tempo passava e non cavava un ragno dal un buco. Scelse la via più facile e più breve: la colpa al fidanzato di Elvira. La sua gelosia, le voci che circolavano, la sua irruenza nelle cose che contano. Ma sbagliò tutto, quel maresciallo. Tutto.
La famiglia
La “mamma dei misteri”
e quel “padre padrone”
Oggi più di allora. La famiglia Orlandini, era una famiglia di misteri. Già la mamma venne, a quei tempi, soprannominato la “madre dei misteri”. Evidentemente c’era più di un motivo. Ma anche le sorelle si misteri se ne sono portati dietro per tanto tempo. Così come i rispettivi mariti. E anche il padre Antonio: quell’uomo secondo cui le donne erano soltanto buone per stare in cucina e non avevano diritto alcuno di decidere le sorti e le cose della famiglia. Sempre a quei tempi, venne definito a più riprese un “padre padrone”.
I primi sospettati
Dal montenegrino
al signorotto Salt
Si pensò subito a un tale, chiamato il montenegrino. Proveniva da quella regione dei Balcani e vendeva biancheria per la casa. Siccome Elvira era prossima a sposarsi con Ugo, era passato anche da casa sua a proporre la sua mercanzia. Ebbe un rifiuto. Da qui la possibile “vendetta”.
Poi si passò ai raggi X la famiglia Salt che abitava a villa San Michele. Si vociferava che il signorotto avesse messo gli occhi sull’Elvira e che avuto un rifiuto non l’avesse digerito. Ma quel giorno lì, il signorotto Salt era in auto a Roma. Prese anche una multa, nella capitale.
Attenzioni anche su tutta una serie di spasimanti, o presunti tali, di Elvira Orlandini. Era bella si diceva; faceva girare la testa a chi la incontrava. Ma anche in questo caso nulla emerse che facesse ritenere qualcuno capace di un delitto così efferato.
Non rimaneva che stringere la cinghia nell’ambiente familiare: le sorelle, la sorellastra, il genero. Ma anche la madre e il padre. Forse se fossero usate più attenzioni e le indagini fossero state più incalzanti...
Invece si finì per mettere gli occhi sul fidanzato. Anzi, fu il solo, Ugo Ancillotti, a pagare con l’onta delle accuse, del dubbio e del carcere a un’infamante susseguirsi di illazioni. A suo discapito, una macchiolina di sangue nella parte bassa dei pantaloni di 3 millimetri per 5: più forte nella parte interna, segno di qualche graffio nella gamba. Cosa più che normale per chi passava dai viottoli di campagna.

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