Proteste
il capitolo sicurezza
Servono più vigili e anche le telecamere
BIENTINA. Cavallo di battaglia delle opposizioni è il tema della sicurezza, che durante la serata di martedì si è intrecciato a più riprese con quello dell’accoglienza, in un comune che oggi ospita...
2 MINUTI DI LETTURA
BIENTINA. Cavallo di battaglia delle opposizioni è il tema della sicurezza, che durante la serata di martedì si è intrecciato a più riprese con quello dell’accoglienza, in un comune che oggi ospita 31 richiedenti asilo.
«Il sostegno a persone in difficoltà non può essere una villeggiatura – ha esordito Gianluca Vincenti – I profughi che accogliamo rappresentano il limite massimo che siamo disposti ad accettare, perché crediamo che in tempi di crisi prima di aiutare gli altri si debba pensare a noi stessi. Sarebbe inoltre doveroso impiegarli in lavori socialmente utili. Puntare sulla sicurezza, poi, significa cominciare dal personale: quattro vigili urbani sono pochi».
Posizioni che trovano parziale conferma in quelle di Alfredo Martelloni, che però rincara: «È evidente che la percezione dei cittadini sia quella di vivere in un luogo meno sicuro di un tempo. Pontedera è dietro l’angolo e riempie i giornali ogni giorno con cronache di risse, spaccio e prostituzione. A tutto questo dobbiamo rispondere con investimenti in forze dell’ordine e telecamere».
Rispetto alla cui installazione all’entrata e all’uscita del paese si è dimostrato possibilista Dario Carmassi, che tuttavia rifiuta «l’equivoco che porta sempre ad intrecciare i temi della sicurezza e dell’immigrazione».
«Bientina non è Pontedera – dice Carmassi – gli episodi di criminalità sono pochi. Dobbiamo prevenirli e aiutare le forze dell’ordine, ma soprattutto investire di più nel patrimonio associativo che abbiamo. Associazioni che vivono il paese sono l’arma più potente, in piazza, contro insicurezza e solitudine. Quanto all’accoglienza, esiste un numero minimo di persone da aiutare indicato dalla Prefettura, già raggiunto. Io mi attengo a quello». (n. d. m.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Il sostegno a persone in difficoltà non può essere una villeggiatura – ha esordito Gianluca Vincenti – I profughi che accogliamo rappresentano il limite massimo che siamo disposti ad accettare, perché crediamo che in tempi di crisi prima di aiutare gli altri si debba pensare a noi stessi. Sarebbe inoltre doveroso impiegarli in lavori socialmente utili. Puntare sulla sicurezza, poi, significa cominciare dal personale: quattro vigili urbani sono pochi».
Posizioni che trovano parziale conferma in quelle di Alfredo Martelloni, che però rincara: «È evidente che la percezione dei cittadini sia quella di vivere in un luogo meno sicuro di un tempo. Pontedera è dietro l’angolo e riempie i giornali ogni giorno con cronache di risse, spaccio e prostituzione. A tutto questo dobbiamo rispondere con investimenti in forze dell’ordine e telecamere».
Rispetto alla cui installazione all’entrata e all’uscita del paese si è dimostrato possibilista Dario Carmassi, che tuttavia rifiuta «l’equivoco che porta sempre ad intrecciare i temi della sicurezza e dell’immigrazione».
«Bientina non è Pontedera – dice Carmassi – gli episodi di criminalità sono pochi. Dobbiamo prevenirli e aiutare le forze dell’ordine, ma soprattutto investire di più nel patrimonio associativo che abbiamo. Associazioni che vivono il paese sono l’arma più potente, in piazza, contro insicurezza e solitudine. Quanto all’accoglienza, esiste un numero minimo di persone da aiutare indicato dalla Prefettura, già raggiunto. Io mi attengo a quello». (n. d. m.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google