Toscana
Morte da monossido, rinviata l’udienza
Se il processo sarà celebrato, si saprà soltanto dopo l’estate. In quattro sono finiti sotto inchiesta
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CASCINA. Se ci sarà il processo sulla morte di Fabio Maccheroni, ucciso a 43 anni dal monossido di carbonio mentre si trovava in vacanza in Sicilia, lo si saprà solo dopo l’estate. Il Gup del tribunale di Trapani ha rinviato al 18 settembre la decisione se mandare o no a processo i quattro imputati per la morte di Fabio. Si tratta di Benedetta Serafico, gestore del B&B “L’Orchidea” di Trapani dove è avvenuta la tragedia; Antonino Serafico e Tuzza Augugliaro, marito e moglie proprietari dell’immobile in cui si trova la struttura ricettiva; Bartolomeo Altese, titolare del panificio situato al piano terra dello stabile. Proprio dalla canna fumaria del panificio, che partendo dal piano terra sale su e attraversa tutto lo stabile, sarebbe fuoriuscito il gas che ha avvelenato Fabio e l’amico Alessio Menicucci, 37 anni, di Cascina. Alessio è riuscito a sopravvivere, Fabio purtroppo no. Secondo l’accusa, le esalazioni letali si sarebbero sprigionate a causa delle condizioni precarie dell’impianto, apparso usurato ai vigili del fuoco che hanno eseguito i rilievi tecnici: il monossido sarebbe fuoriuscito e penetrato nella camera dove dormivano i due turisti, passando dal condizionatore. Che – sempre secondo l’inchiesta – era acceso, con le finestre chiuse: in questo modo la camera si è trasformata in una trappola col gas. I quattro imputati sono accusati di omicidio colposo per la morte di Fabio e di lesioni colpose gravissime per quanto riguarda Menicucci. Sarà il giudice dell’udienza preliminare del tribunale trapanese a decidere se mandarli a processo: ieri non è stato possibile per un difetto di notifica, episodio che avviene spesso in tribunale e che comporta lo spostamento delle udienze. Nel corso dell’udienza preliminare di settembre si costituiranno parte civile i familiari di Fabio, il padre Emilio Maccheroni, la madre Ivana Doria e la sorella Serenella. Ad assisterli gli avvocati Elena Libone e Fabrizio Pelletti.
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