La protesta
Ristori, i licenziamenti rischiano di essere nulli
La Regione ha messo in dubbio la legittimità della procedura di mobilità Si attende la risposta del Ministero del Lavoro che potrebbe riaprire la partita
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PONTEDERA. Sono validi oppure no i 42 licenziamenti alle Officine Ristori dello scorso Natale? La riposta è attesa a brevissimo tramite lettera inviata dal Ministero del Lavoro alla Regione, ente che ha posto il problema dopo la messa in mobilità da parte dell’azienda che appartiene all’indotto Piaggio. Una questione delicata, che potrebbe mettere in crisi la ditta dove sono rimasti al lavoro circa 70 dipendenti in seguito alla drastica riduzione di personale.
La vicenda ruota attorno alla legittimità o meno di agganciare la procedura di mobilità del dicembre 2016 a quella che aveva prodotto un anno di cassa integrazione, sottoscritta nell’ottobre 2015, a cui seguirono tre mesi di contratto di solidarietà alla fine del 2016.
«La normativa è chiara – spiega Stefano Benvenuti della Cgil – Ristori avrebbe dovuto aprire una nuova procedura per la messa in mobilità, e quindi per licenziare gli operai. La prima era stata aperta in seguito alla richiesta del concordato in continuità, sgravando l’azienda di costi importanti. Aprendo una seconda procedura avrebbe, invece, dovuto versare soldi allo Stato. Che, però, non è stato fatto visto che si è trattato della stessa procedura».
La domanda della Regione al Ministero, che non ha ancora approvato la procedura di mobilità, implica anche il pagamento dell’indennità (Naspi) ai licenziati. «L’Inps anticipa il pagamento di tre mesi – aggiunge Marco Comparini, segretario provinciale della Fiom Cgil – ma in assenza dell’approvazione cessa i pagamenti. E questo sarebbe davvero un dramma per chi è rimasto senza lavoro».
C’è molto, quindi, in ballo nella lettera del Ministero attesa dalla Regione. Se i licenziamenti fossero dichiarati nulli, si prospetterebbe il reintegro dei licenziati e il pagamento di arretrati per una somma difficile da calcolare, ma di sicuro molto consistente. Impossibile valutarne l’eventuale impatto sul futuro delle Officine Ristori che, nel frattempo, hanno ripreso la produzione per Piaggio, ottenendo anche qualche commessa da altre realtà industriali nell’ambito del settore automotive.
«Avevamo detto che la vicenda delle Officine Ristori non si sarebbe esaurita con la decisione dell’azienda di licenziare così tanti dipendenti – dicono i due esponenti della Fiom Cgil – Per questo attendiamo il responso del Ministero con grande interesse».
A seconda di come sarà la risposta, la partita potrebbe clamorosamente riaprirsi a cinque mesi da quella tragica vigilia di Natale in cui molti operai sotto l’albero trovarono la sgradita sorpresa della lettera di licenziamento.
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La vicenda ruota attorno alla legittimità o meno di agganciare la procedura di mobilità del dicembre 2016 a quella che aveva prodotto un anno di cassa integrazione, sottoscritta nell’ottobre 2015, a cui seguirono tre mesi di contratto di solidarietà alla fine del 2016.
«La normativa è chiara – spiega Stefano Benvenuti della Cgil – Ristori avrebbe dovuto aprire una nuova procedura per la messa in mobilità, e quindi per licenziare gli operai. La prima era stata aperta in seguito alla richiesta del concordato in continuità, sgravando l’azienda di costi importanti. Aprendo una seconda procedura avrebbe, invece, dovuto versare soldi allo Stato. Che, però, non è stato fatto visto che si è trattato della stessa procedura».
La domanda della Regione al Ministero, che non ha ancora approvato la procedura di mobilità, implica anche il pagamento dell’indennità (Naspi) ai licenziati. «L’Inps anticipa il pagamento di tre mesi – aggiunge Marco Comparini, segretario provinciale della Fiom Cgil – ma in assenza dell’approvazione cessa i pagamenti. E questo sarebbe davvero un dramma per chi è rimasto senza lavoro».
C’è molto, quindi, in ballo nella lettera del Ministero attesa dalla Regione. Se i licenziamenti fossero dichiarati nulli, si prospetterebbe il reintegro dei licenziati e il pagamento di arretrati per una somma difficile da calcolare, ma di sicuro molto consistente. Impossibile valutarne l’eventuale impatto sul futuro delle Officine Ristori che, nel frattempo, hanno ripreso la produzione per Piaggio, ottenendo anche qualche commessa da altre realtà industriali nell’ambito del settore automotive.
«Avevamo detto che la vicenda delle Officine Ristori non si sarebbe esaurita con la decisione dell’azienda di licenziare così tanti dipendenti – dicono i due esponenti della Fiom Cgil – Per questo attendiamo il responso del Ministero con grande interesse».
A seconda di come sarà la risposta, la partita potrebbe clamorosamente riaprirsi a cinque mesi da quella tragica vigilia di Natale in cui molti operai sotto l’albero trovarono la sgradita sorpresa della lettera di licenziamento.
Andreas Quirici
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