Il Tirreno

Pontedera

Per gli inquirenti sono spariti 260mila euro

CASCINA. Non sapevamo che i soldi che portavamo a Romei finissero nelle sue tasche. Le due educatrici coinvolte nell'inchiesta della guardia di finanza che ha travolto l'ufficio scuola del Comune...

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CASCINA. Non sapevamo che i soldi che portavamo a Romei finissero nelle sue tasche. Le due educatrici coinvolte nell'inchiesta della guardia di finanza che ha travolto l'ufficio scuola del Comune sono state interrogate ieri dal sostituto procuratore Giovanni Porpora. Entrambe hanno confermato di avere dato i soldi a Romei dopo che il dipendente glieli aveva chiesti per pagare servizi educativi per conto del Comune. La legale rappresentante di Telefono Tata, difesa dall'avvocato Rolando Rossi, ha fornito un'ampia documentazione da cui ritiene che emerga la sua inconsapevolezza. «Gli ho dato i soldi ma in buona fede», ha detto la donna, originaria di Viareggio. Quest'ultima ha messo a disposizione della procura gli sms che Romei le ha inviato ogni volta che le ha chiesto di prendere i soldi dal conto corrente dell'associazione Telefono Tata. Le indagini sono state rapide in quanto il meccanismo con cui Romei si è appropriato del denaro è risultato facile da ricostruire. Resta un mistero perché nessuno in Comune avesse notato che l'associazione Telefono Tata, aperta con il Comune nel 2005 e chiusa da tempo, avesse mantenuto un conto corrente. «Avevo fiducia in Romei, non mi sono mai chiesta perché utilizzasse ancora quel conto che lui mi aveva chiesto di tenere aperto», ha spiegato l’educatrice, già rappresentante legale di Telefono Tata. Le due educatrici, per come viene ricostruito il meccanismo, sono state il tramite di cui Romei si è servito per fare sparire - visto che i soldi non ci sono più - oltre 260mila euro dal 2014 all'inizio del 2017. Ma la somma è in difetto, secondo gli inquirenti che al momento si sono fermati alle verifiche degli ultimi anni. Se l'altra educatrice abbia accettato di pagare quelle somme per timore di perdere iscrizioni nell’asilo convenzionato, per ora non è possibile saperlo. L'indagine è partita da fonti confidenziali. Forse di qualcuno che sapeva e che, cambiato il vento politico, ha pensato di far arrivare la documentazione alla guardia di finanza. Ecco perché il Comune di Cascina - è previsto dalla legge - non potrà non fare una verifica interna. (s.c.)

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