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Pontedera

Sindaca e deputato alla Tinaia 

Sindaca e deputato alla Tinaia 

Visita al centro che accoglie i migranti. Il Comune: valuteremo la situazione

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CASCINA. La sindaca di Cascina Susanna Ceccardi e l’onorevole Guglielmo Picchi, vicepresidente commissione migranti dell’Oscepa, hanno visitato il contestato centro di accoglienza La tinaia. La struttura, di proprietà privata, da oltre un anno è protagonista di un lungo braccio di ferro: da una parte la prefettura, che utilizza il centro per ospitare, con l’ausilio di una cooperativa, oltre 70 migranti di diversi Paesi. Dall’altra, la cittadinanza, e i residenti del luogo che, insieme all’amministrazione comunale, si sono sempre opposti a tale insediamento.
«La prima notizia è che mi hanno fatto entrare – rileva la sindaca Ceccardi – cosa, visti i precedenti, non così scontata. Abbiamo visitato la struttura, coadiuvati da due tecnici del Comune, allo scopo anche di valutare se il suo utilizzo, come avviene oggi da parte della cooperativa, è coerente con la destinazione urbanistica vigente».
«Per il resto – continua Ceccardi – la visita guidata e organizzata dai gestori ci ha permesso di vedere le attività che quotidianamente svolgono i richiedenti asilo. Nulla di particolare, ma l’amministrazione comunale si riserva di analizzare meglio con i competenti settori del Comune la questione strutturale dei due fabbricati posti di fronte all’edificio principale: sia per una questione di sicurezza di chi vi alloggia, sia perché, di fronte alle norme, non ci sono cittadini di serie A o serie B».
«Riporterò alla commissione dell’Osce sui migranti la relazione su quanto ho visto – commenta Picchi – sul sovraffollamento e di come l’accoglienza si sia trasformata in una vera e propria industria che drena risorse pubbliche notevolissime. Il sistema di accoglienza italiano è al collasso, costa troppo e non riesce a garantire accoglienza per tutti e soprattutto dove finiscono i migranti che escono da centri come la Tinaia».
Ciò che è poi «veramente intollerabile – conclude – è la disparità di trattamento che subiscono gli italiani con i profughi liberi di giocare a calcio tutto il giorno con 3 pasti quotoidiani, assistenza medica domiciliare e vestiti gratuiti in strutture abusive. Tutto questo deve finire».

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