Gioco
«Ho pagato Romei, ma ero in buona fede»
di Sabrina Chiellini
Parla una delle educatrici indagate: lui diceva che avrebbe usato i soldi per saldare i servizi per il Comune, io mi fidavo
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CASCINA. Stamani in carcere si svolgerà l’interrogatorio di garanzia fissato a cinque giorni dall’arresto di Alberto Romei, 52 anni, originario di Castelnuovo Garfagnana, difeso dall’avvocato Andrea Callaioli, istruttore direttivo del Comune di Cascina, arrestato dalla guardia di finanza di Pisa per i reati di peculato e truffa aggravata.
Previsto sempre per questa mattina l’interrogatorio in Procura a Pisa – il pm che segue l’inchiesta è Giovanni Porpora – delle due educatrici, che sono rispettivamente le legali rappresentanti dell’associazione per l’infanzia Telefono Tata, fondata con il Comune di Cascina nel 2005, e della cooperativa Onlus Trilli di Cascina. Entrambe sono indagate in concorso con Romei nella truffa aggravata che di fatto – le modalità sono in fase di accertamento – si è concretizzata ai danni del Comune di Cascina. Il periodo passato sotto la lente di ingrandimento va dal 2014 al 2017, l’inchiesta dovrà chiarire se effettivamente in Comune nessuno fosse a conoscenza del meccanismo che Romei aveva architettato per stornare i soldi pagati dal Comune che poi finivano, secondo le accuse, nelle sue tasche.
La somma di cui si sarebbe appropriato, secondo le ultime verifiche, supera i 260mila euro anche se inizialmente si era parlato di 200mila. E, a quanto è stato riferito, potrebbe aumentare, anche se per ora la Finanza non ha trovato beni riconducibili all’arrestato da sequestrare.
Il meccanismo della truffa è stato facile da ricostruire. Stupisce però che, a fronte di atti che sono stati modificati rispetto al contenuto originale nessuno avesse scoperto il “segreto”. «Ho pagato quei soldi a Romei ma l’ho fatto in buona fede – è la risposta della responsabile di Telefono Tata, originaria di Viareggio – diceva che li avrebbe usati per pagare i servizi per il Comune. Mi fidavo delle sue richieste. Da quanto sono uscite le notizie sull’inchiesta sono tre giorni che non dormo...».
L’educatrice, che stamani sarà interrogata dal pubblico ministero, aveva manutenuto aperto il conto corrente dell’associazione Telefono Tata poi servito, secondo le accuse, a Romei per “recuperare” soldi che il Comune aveva versato su quel conto – anche quando l’associazione di fatto non svolgeva attività. «Quando abbiamo chiuso l’associazione, Romei mi aveva chiesto di mantenere attivo quel conto per comodità, ma io mai avrei immaginato di trovarmi a vivere questa situazione, lui è l’unico pedagogista del Comune, non ho mai avuto dubbi sul suo modo di lavorare».
La legale rappresentante di Trilli, invece, non entra nel merito del vicenda. «Non posso parlare, c’è un’indagine, vediamo», risponde.
Ci sarebbe anche un terzo asilo che ha pagato soldi a Romei, ma la responsabile ha capito che quelle richieste di denaro in contanti potevano non essere lecite e ha dato uno stop alla procedura. La Finanza sta esaminando gli atti contenuti nel pc sequestrato a Romei per valutare se il dipendente comunale possa avere contato sul complice silenzio di qualcuno. Il dipendente nelle fasi precedenti l’arresto avrebbe avuto un cedimento che fa pensare ad una prossima ammissione rispetto ad alcuni fatti contestati. Ma oggi potrebbe anche avvalersi della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio davanti al Gip.
In sostanza, il Comune versava sia all’associazione che agli asili convenzionati soldi per i servizi educativi. Dopo un po’di tempo Romei contattava gli asili e chiedeva di fare un “riallineamento” dei conti domandando la restituzione di due o tremila euro ogni volta per somme che, stando a quello che diceva, erano state pagate in più.
Il dipendente avrebbe anche redatto progetti falsi da far finanziare al Comune per attività destinate ad un asilo convenzionato che poi ha restituito quelle somme. Perché le due indagate abbiano accettato di restituire le somme di denaro in contanti non è ancora chiaro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Previsto sempre per questa mattina l’interrogatorio in Procura a Pisa – il pm che segue l’inchiesta è Giovanni Porpora – delle due educatrici, che sono rispettivamente le legali rappresentanti dell’associazione per l’infanzia Telefono Tata, fondata con il Comune di Cascina nel 2005, e della cooperativa Onlus Trilli di Cascina. Entrambe sono indagate in concorso con Romei nella truffa aggravata che di fatto – le modalità sono in fase di accertamento – si è concretizzata ai danni del Comune di Cascina. Il periodo passato sotto la lente di ingrandimento va dal 2014 al 2017, l’inchiesta dovrà chiarire se effettivamente in Comune nessuno fosse a conoscenza del meccanismo che Romei aveva architettato per stornare i soldi pagati dal Comune che poi finivano, secondo le accuse, nelle sue tasche.
La somma di cui si sarebbe appropriato, secondo le ultime verifiche, supera i 260mila euro anche se inizialmente si era parlato di 200mila. E, a quanto è stato riferito, potrebbe aumentare, anche se per ora la Finanza non ha trovato beni riconducibili all’arrestato da sequestrare.
Il meccanismo della truffa è stato facile da ricostruire. Stupisce però che, a fronte di atti che sono stati modificati rispetto al contenuto originale nessuno avesse scoperto il “segreto”. «Ho pagato quei soldi a Romei ma l’ho fatto in buona fede – è la risposta della responsabile di Telefono Tata, originaria di Viareggio – diceva che li avrebbe usati per pagare i servizi per il Comune. Mi fidavo delle sue richieste. Da quanto sono uscite le notizie sull’inchiesta sono tre giorni che non dormo...».
L’educatrice, che stamani sarà interrogata dal pubblico ministero, aveva manutenuto aperto il conto corrente dell’associazione Telefono Tata poi servito, secondo le accuse, a Romei per “recuperare” soldi che il Comune aveva versato su quel conto – anche quando l’associazione di fatto non svolgeva attività. «Quando abbiamo chiuso l’associazione, Romei mi aveva chiesto di mantenere attivo quel conto per comodità, ma io mai avrei immaginato di trovarmi a vivere questa situazione, lui è l’unico pedagogista del Comune, non ho mai avuto dubbi sul suo modo di lavorare».
La legale rappresentante di Trilli, invece, non entra nel merito del vicenda. «Non posso parlare, c’è un’indagine, vediamo», risponde.
Ci sarebbe anche un terzo asilo che ha pagato soldi a Romei, ma la responsabile ha capito che quelle richieste di denaro in contanti potevano non essere lecite e ha dato uno stop alla procedura. La Finanza sta esaminando gli atti contenuti nel pc sequestrato a Romei per valutare se il dipendente comunale possa avere contato sul complice silenzio di qualcuno. Il dipendente nelle fasi precedenti l’arresto avrebbe avuto un cedimento che fa pensare ad una prossima ammissione rispetto ad alcuni fatti contestati. Ma oggi potrebbe anche avvalersi della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio davanti al Gip.
In sostanza, il Comune versava sia all’associazione che agli asili convenzionati soldi per i servizi educativi. Dopo un po’di tempo Romei contattava gli asili e chiedeva di fare un “riallineamento” dei conti domandando la restituzione di due o tremila euro ogni volta per somme che, stando a quello che diceva, erano state pagate in più.
Il dipendente avrebbe anche redatto progetti falsi da far finanziare al Comune per attività destinate ad un asilo convenzionato che poi ha restituito quelle somme. Perché le due indagate abbiano accettato di restituire le somme di denaro in contanti non è ancora chiaro.
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