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Disabili maltrattati: il sindacato Cobas chiede più controlli
FAUGLIA. «La vicenda dei presunti maltrattamenti ai danni di adolescenti e giovani adulti disabili/portatori di disagio psichiatrico nella struttura della “Stella Maris” a Montalto di Fauglia, se...
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FAUGLIA. «La vicenda dei presunti maltrattamenti ai danni di adolescenti e giovani adulti disabili/portatori di disagio psichiatrico nella struttura della “Stella Maris” a Montalto di Fauglia, se fossero confermate le accuse che hanno portato alle sospensioni di alcuni operatori della struttura, è intollerabile. Nessuna procedura correttiva potrà mai giustificare le vessazioni perpetrate ai danni dei giovani che si trovano nella struttura. Quel poco che è trapelato dai giornali tocca corde assai sensibili di tutti».
Lo afferma Carlotta Cini per la Confederazione Cobas: «Oltre all’indignazione e visto il ripetersi di avvenimenti del genere, a livello nazionale e (purtroppo! ) anche locale, è lecito porre domande e cercare risposte che aggiungano ulteriori elementi di riflessione. Come è possibile che all’interno di una struttura considerata di eccellenza possa succedere quanto accaduto senza che nessuno se ne accorga? Giova a questo proposito ricordare che la Stella Maris è una fondazione privata convenzionata con il servizio sanitario nazionale e accreditata presso il sistema sanitario regionale. La convenzione con la Asl di riferimento prevede un assiduo e attento controllo delle strutture e un’attenzione particolare per la formazione del personale, che deve essere specifica e adeguata a un settore molto peculiare. Il personale non adeguatamente formato in un ambito così delicato, infatti, mette in pericolo l’assistito e crea danno anche al personale. La formazione specifica serve a tutelare sia il paziente che l’operatore».
Secondo Cini, «alla luce di quanto accaduto è lecito interrogarsi sulla correttezza dell’iter di accreditamento delle strutture presso le Asl e sull’effettivo monitoraggio che il Servizio sanitario effettua. Da anni ormai una “razionalizzazione” che si traduce in tagli ai servizi sanitari ed educativi sta smontando pezzo per pezzo il patrimonio di saperi e competenze maturate negli anni. Una galassia di cooperative, associazioni, aziende e fondazioni ruotano ormai stabilmente intorno ai servizi pubblici e sono diventate il luogo della deregolamentazione più o meno normata (dei contratti e delle retribuzioni di chi ci lavora in primis), della discontinuità in termini di qualità e competenza e dell’assenza (spesso) di progetti educativi seri».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Lo afferma Carlotta Cini per la Confederazione Cobas: «Oltre all’indignazione e visto il ripetersi di avvenimenti del genere, a livello nazionale e (purtroppo! ) anche locale, è lecito porre domande e cercare risposte che aggiungano ulteriori elementi di riflessione. Come è possibile che all’interno di una struttura considerata di eccellenza possa succedere quanto accaduto senza che nessuno se ne accorga? Giova a questo proposito ricordare che la Stella Maris è una fondazione privata convenzionata con il servizio sanitario nazionale e accreditata presso il sistema sanitario regionale. La convenzione con la Asl di riferimento prevede un assiduo e attento controllo delle strutture e un’attenzione particolare per la formazione del personale, che deve essere specifica e adeguata a un settore molto peculiare. Il personale non adeguatamente formato in un ambito così delicato, infatti, mette in pericolo l’assistito e crea danno anche al personale. La formazione specifica serve a tutelare sia il paziente che l’operatore».
Secondo Cini, «alla luce di quanto accaduto è lecito interrogarsi sulla correttezza dell’iter di accreditamento delle strutture presso le Asl e sull’effettivo monitoraggio che il Servizio sanitario effettua. Da anni ormai una “razionalizzazione” che si traduce in tagli ai servizi sanitari ed educativi sta smontando pezzo per pezzo il patrimonio di saperi e competenze maturate negli anni. Una galassia di cooperative, associazioni, aziende e fondazioni ruotano ormai stabilmente intorno ai servizi pubblici e sono diventate il luogo della deregolamentazione più o meno normata (dei contratti e delle retribuzioni di chi ci lavora in primis), della discontinuità in termini di qualità e competenza e dell’assenza (spesso) di progetti educativi seri».
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