Il Tirreno

Pontedera

Gli orizzonti del tirreno

La Torre del Brunelleschi conquista i nostri lettori

Luca Daddi
Alcuni dei visitatori alla Rocca di Vicopisano
◗
Alcuni dei visitatori alla Rocca di Vicopisano

Il professor Giovanni Ranieri Fascetti e l'editore Michele Quirici sono stati le guide della visita organizzata a Vicopisano dalla nostra redazione. Il gruppo è stato accolto dal vicesindaco Matteo Ferrucci

3 MINUTI DI LETTURA





VICOPISANO. Grazie alle nostre guide, il professor Giovanni Ranieri Fascetti e l'editore Michele Quirici, si è rivelata un successo la visita alla Rocca del Brunelleschi a Vicopisano organizzata la mattina di domenica 14 maggio dalla redazione di Pontedera del "Tirreno". Decine le persone che vi hanno preso parte, accolte dal vicesindaco Matteo Ferrucci.

[[atex:gelocal:il-tirreno:pontedera:foto-e-video:1.15336059:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/pontedera/foto-e-video/2017/05/14/fotogalleria/la-visita-alla-rocca-del-brunelleschi-1.15336059]]

"Il 16 luglio 1406 - ha spiegato il professor Fascetti con la collaborazione di Quirici - un esercito fiorentino dopo nove mesi di assedio riusciva ad avere ragione di Vicopisano. Era necessario costruire una fortezza a guardia di questa preziosa conquista, una fortezza che fosse imprendibile. Fu così che il governo fiorentino commissionò a Filippo di Ser Brunellesco un progetto che fece scalpore già alla presentazione del modello in legno e creta alla commissione governativa della quale faceva parte il giovane condottiero Francesco Sforza, divenuto più tardi Duca di Milano. Nel 1435 si passava immediatamente alla costruzione: una buona parte delle chiese e dei palazzi che si trovavano nell'area della sommità del colle di Vico furono abbattuti. La fortificazione del Brunelleschi inglobò una antica torre risalente al XII secolo che era stata possesso degli arcivescovi pisani. La Torre di Santa Maria divenne il mastio della fortezza brunelleschiana che si presenta di tipologia ancora medievale: mura alte con merlatura poggiata su archetti con piombatoie per gettare pece greca infiammata e olio bollente sugli assalitori".


"Ma quel che sorprende - ha proseguito Fascetti, che è autore di un libro sulle fortificazioni di Vicopisano - è un insieme di ponti levatoi destinati, quando ritirati, ad isolare parti della fortezza dal resto, quasi un sistema a buccia di cipolla che doveva funzionare nel caso il nemico fosse riuscito a penetrarvi. Prima di accedere al cortile della Rocca, ad esempio, bisognava aver conquistato l'antiporta munita di ponte levatoio e di fossato. In caso di imminente perdita del cortile i difensori potevano abbattere la scala poggiata su quattro esili archi che collega il cortile col cammino di ronda delle cortine. Se il nemico fosse riuscito a giungere fin sulle cortine, la difesa si sarebbe attestata nella torre: era possibile isolare la torre dal resto della fortificazione ritirando il ponte levatoio che collega il cammino di ronda con l'unico ingresso della stessa. La torre era munita di propria cisterna e deposito di vettovaglie in modo da resistere a lungo".


"Ma la soluzione più geniale - sono ancora parole di Fascetti - è il poderoso muraglione merlato che scende dalla Rocca fino ai piedi del colle dove termina in una torre alta circa 21 metri che sorgeva nelle vicinanze dell'Arno, la Torre del Soccorso: se il nemico fosse riuscito a penetrare dentro Vicopisano, sarebbe stato impossibile cingere d'assedio la Rocca per interrompere i rifornimenti di viveri e prendere la Rocca per fame.
Chi avesse tentato di assaltare il muraglione sarebbe stato falciato dal fuoco proveniente dalle colubrine della rocca e dalle artiglierie della cannoniera della Torre; dalle merlature del muraglione si sarebbe prodotto il fuoco leggero e il tiro delle balestre. Dalla Torre del Soccorso, posta come sappiamo sull'Arno, si potevano ricevere soccorsi da Firenze: le barche potevano approdare in una caletta, difesa da fortificazioni oggi scomparse, scaricare uomini e polveri che venivano fatte entrare da uno stretto portello e tramite scale a pioli, risalivano fino al secondo piano della torre, da dove si accede al muraglione, e risalire in direzione della Rocca. Se il nemico fosse mai riuscito a conquistare la Torre del Soccorso avrebbe trovato molta difficoltà a percorrere il corridoio merlato esposto al tiro d'infilata proveniente dalla Rocca, ma soprattutto avrebbe trovato interrotto il collegamento fra il muraglione e il cammino di ronda delle cortine della Rocca: qui esisteva infatti una porta con un ponte levatoio, il salto, come possiamo vederlo ancora oggi, è di circa tre metri su una altezza di quindici".

La visita alla Rocca è stata la seconda della serie "Gli orizzonti del Tirreno", inaugurata il 30 aprile con una escursione nel parco di Villa Toscanelli a Pontedera. Altre seguiranno.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web