Gioco
Frode fiscale, nei guai ditta di autotrasporti che operava al porto
È di Pomarance una delle imprese coinvolte nell’inchiesta Sequestrati due milioni totali tra soldi, mezzi e quote
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LIVORNO . Sequestro di soldi, mezzi e quote societarie per 2 milioni di euro. Nei guai alcune ditte (tra queste una di Pomarance) di autotrasporti coinvolte nella frode fiscale scoperta dalla guardia di finanza. L’intera operazione è stata denominata “Ghost truck” dagli investigatori.
Indagini da gennaio. Le indagini – che nel mese di gennaio avevano portato agli arresti domiciliari un imprenditore livornese e al sequestro di beni mobili e disponibilità finanziarie per oltre 300mila euro, con la denuncia di 18 persone per reati fiscali – partono da una complessa indagine, condotta dal gruppo di Livorno e coordinata dai sostituti procuratori Massimo Mannucci e Daniele Rosa, basata sull’approfondimento di rapporti commerciali anomali tra imprese labroniche, operanti nel settore del trasporto di merci su strada per conto terzi. La ricostruzione effettuata dai militari delle fiamme gialle aveva già consentito di individuare numerose ditte “cartiere”, prive di una effettiva capacità patrimoniale, sprovviste di un reale impianto contabile, intestate a “prestanome” ed inottemperanti, di fatto, agli obblighi fiscali. Queste, secondo la ricostruzione, emettevano fatture gonfiate per esecuzione di prestazioni di trasporto, a favore delle imprese beneficiarie, consentendo a queste ultime l’indebita deduzione dei relativi costi e la detrazione dell’Iva esposta in fattura.
Altre 4 imprese coinvolte. Le indagini proseguite dai finanzieri hanno fatto emergere, successivamente, il coinvolgimento nella frode di altre quattro imprese operanti nel settore degli autotrasporti (i nomi non sono stati resi noti dalla guardia di finanza): una società con sede a Livorno e tre ditte individuali aventi formalmente sede a Scandiano e Pomarance – ma di fatto operanti nella zona di Livorno. In particolare, è stato accertato che una delle ditte ha emesso fatture per operazioni inesistenti per circa 280mila euro nei confronti della società livornese; le altre due ditte, invece, a fronte di una concreta e fiorente attività imprenditoriale effettivamente svolta, oltre ad aver occultato la documentazione contabile, risultano aver omesso la presentazione delle dichiarazioni fiscali occultando all’erario oltre 6,5 milioni di euro, con un’imposta evasa quantificata in oltre 1,8 milioni di euro.
Evasione da 5 milioni di euro. All’esito delle nuove indagini, è stata così quantificata un’imposta evasa complessivamente pari a circa 2 milioni di euro (che si somma a quella, pari a circa 3 milioni di euro, già accertata durante la stessa operazione). Di conseguenza, nei giorni scorsi, i giudici per le indagini preliminari, Ottavio Mosti e Antonio del Forno, hanno emesso due ordinanze finalizzate al sequestro preventivo di disponibilità finanziarie, titoli, quote societarie e beni mobili registrati.
Sequestrate quote societarie. In sede di esecuzione del provvedimento cautelare, i militari hanno provveduto a ricostruire – anche utilizzando il patrimonio informativo a disposizione attraverso le molteplici banche dati – le disponibilità finanziarie e patrimoniali delle imprese, così sottoponendo a vincolo cautelare denaro, 18 automezzi (di cui 4 trattori stradali, 9 rimorchi e 5 autovetture tra le quali una Opel Insignia), oltre a quote societarie.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Indagini da gennaio. Le indagini – che nel mese di gennaio avevano portato agli arresti domiciliari un imprenditore livornese e al sequestro di beni mobili e disponibilità finanziarie per oltre 300mila euro, con la denuncia di 18 persone per reati fiscali – partono da una complessa indagine, condotta dal gruppo di Livorno e coordinata dai sostituti procuratori Massimo Mannucci e Daniele Rosa, basata sull’approfondimento di rapporti commerciali anomali tra imprese labroniche, operanti nel settore del trasporto di merci su strada per conto terzi. La ricostruzione effettuata dai militari delle fiamme gialle aveva già consentito di individuare numerose ditte “cartiere”, prive di una effettiva capacità patrimoniale, sprovviste di un reale impianto contabile, intestate a “prestanome” ed inottemperanti, di fatto, agli obblighi fiscali. Queste, secondo la ricostruzione, emettevano fatture gonfiate per esecuzione di prestazioni di trasporto, a favore delle imprese beneficiarie, consentendo a queste ultime l’indebita deduzione dei relativi costi e la detrazione dell’Iva esposta in fattura.
Altre 4 imprese coinvolte. Le indagini proseguite dai finanzieri hanno fatto emergere, successivamente, il coinvolgimento nella frode di altre quattro imprese operanti nel settore degli autotrasporti (i nomi non sono stati resi noti dalla guardia di finanza): una società con sede a Livorno e tre ditte individuali aventi formalmente sede a Scandiano e Pomarance – ma di fatto operanti nella zona di Livorno. In particolare, è stato accertato che una delle ditte ha emesso fatture per operazioni inesistenti per circa 280mila euro nei confronti della società livornese; le altre due ditte, invece, a fronte di una concreta e fiorente attività imprenditoriale effettivamente svolta, oltre ad aver occultato la documentazione contabile, risultano aver omesso la presentazione delle dichiarazioni fiscali occultando all’erario oltre 6,5 milioni di euro, con un’imposta evasa quantificata in oltre 1,8 milioni di euro.
Evasione da 5 milioni di euro. All’esito delle nuove indagini, è stata così quantificata un’imposta evasa complessivamente pari a circa 2 milioni di euro (che si somma a quella, pari a circa 3 milioni di euro, già accertata durante la stessa operazione). Di conseguenza, nei giorni scorsi, i giudici per le indagini preliminari, Ottavio Mosti e Antonio del Forno, hanno emesso due ordinanze finalizzate al sequestro preventivo di disponibilità finanziarie, titoli, quote societarie e beni mobili registrati.
Sequestrate quote societarie. In sede di esecuzione del provvedimento cautelare, i militari hanno provveduto a ricostruire – anche utilizzando il patrimonio informativo a disposizione attraverso le molteplici banche dati – le disponibilità finanziarie e patrimoniali delle imprese, così sottoponendo a vincolo cautelare denaro, 18 automezzi (di cui 4 trattori stradali, 9 rimorchi e 5 autovetture tra le quali una Opel Insignia), oltre a quote societarie.
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