Italia
accordo tra carcere e caritas
C’è posta elettronica per i detenuti
Migliora la possibilità di comunicare con familiari e avvocati
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VOLTERRA. Tre anni fa il carcere di Volterra fu il primo a consentire ai propri detenuti di usare Skype, il sevizio online di videochiamata, con familiari e legali. Oggi entra nel ristretto circolo delle case di reclusione a permettere ai carcerati di comunicare con l’esterno tramite posta elettronica. Il sistema prevede la presenza di assistenti esterni che inviano documenti scansionati tramite mail, questo per garantire la sicurezza interna, ma anche per tutelare la privacy dei detenuti e dei contenuti che intendono spedire a familiari e avvocati.
La novità è arrivata con la firma di un protocollo di intesa da parte del direttore della casa di reclusione di Volterra, Maria Grazia Giampiccolo e il direttore della Caritas diocesana di Volterra, don Renzo Chesi. «Un accordo che avvia un nuovo importante servizio – si legge in una nota – in favore delle persone che stanno scontando una pena».
Il protocollo prevede la possibilità di accedere ad un servizio di posta elettronica che consentirà agli ospiti della Fortezza di poter scambiare e-mail con i propri familiari e con i difensori. «In questo modo si agevoleranno e rafforzeranno i rapporti con i propri cari, con particolare riguardo a coloro che hanno figli minori e si assicurerà un maggiore e più incisivo diritto di difesa – prosegue il comunicato – Il protocollo nasce dalla positiva esperienza che da oltre tre anni è stata avviata nella casa di reclusione di Volterra che vede la possibilità, per chi non effettua regolari colloqui, di videochiamare tramite Skype i familiari. Con la posta elettronica sarà possibile scambiare, oltre a scritti, anche immagini e brevi video legati ad eventi di rilievo a livello affettivo».
La presenza all’interno del progetto della Caritas diocesana è fondamentale. Saranno proprio due ragazzi obiettori di coscienza dell’associazione a entrare in carcere ogni lunedì, mercoledì e venerdì sia per la gestione della posta elettronica che per fornire beni di prima necessità agli ormai numerosi detenuti indigenti. Tecnicamente saranno loro a effettuare le scansioni degli scritti che i detenuti vorranno inviare e a importarli nelle email per la spedizioni. In questa maniera non sarà l’amministrazione penitenziaria a occuparsi di questa delicata operazione, garantendo l’assenza di censura preventiva e, di conseguenza la privacy dei carcerati. Ma al tempo stesso ci sarà comunque una sorta di filtro tra l’ospite della Fortezza e il mondo esterno.
«Un particolare ringraziamento, quindi, viene rivolto alla professoressa Barbara Nari e alla Caritas Diocesiana ed al suo personale – sottolinea ancora la direzione del carcere nella nota – che hanno favorito e reso possibile un’ulteriore affermazione della cultura dell’esecuzione della pena che caratterizza la Fortezza».
Internet come veicolo d’inclusione e di miglioramento delle condizioni dei carcerati, anche se, al momento, non esiste la possibilità di collegarsi alla Rete. Forse sarà possibile farlo nel prossimo futuro, visto che potrebbe presto essere introdotto un protocollo per la navigazione online per i detenuti.
La novità è arrivata con la firma di un protocollo di intesa da parte del direttore della casa di reclusione di Volterra, Maria Grazia Giampiccolo e il direttore della Caritas diocesana di Volterra, don Renzo Chesi. «Un accordo che avvia un nuovo importante servizio – si legge in una nota – in favore delle persone che stanno scontando una pena».
Il protocollo prevede la possibilità di accedere ad un servizio di posta elettronica che consentirà agli ospiti della Fortezza di poter scambiare e-mail con i propri familiari e con i difensori. «In questo modo si agevoleranno e rafforzeranno i rapporti con i propri cari, con particolare riguardo a coloro che hanno figli minori e si assicurerà un maggiore e più incisivo diritto di difesa – prosegue il comunicato – Il protocollo nasce dalla positiva esperienza che da oltre tre anni è stata avviata nella casa di reclusione di Volterra che vede la possibilità, per chi non effettua regolari colloqui, di videochiamare tramite Skype i familiari. Con la posta elettronica sarà possibile scambiare, oltre a scritti, anche immagini e brevi video legati ad eventi di rilievo a livello affettivo».
La presenza all’interno del progetto della Caritas diocesana è fondamentale. Saranno proprio due ragazzi obiettori di coscienza dell’associazione a entrare in carcere ogni lunedì, mercoledì e venerdì sia per la gestione della posta elettronica che per fornire beni di prima necessità agli ormai numerosi detenuti indigenti. Tecnicamente saranno loro a effettuare le scansioni degli scritti che i detenuti vorranno inviare e a importarli nelle email per la spedizioni. In questa maniera non sarà l’amministrazione penitenziaria a occuparsi di questa delicata operazione, garantendo l’assenza di censura preventiva e, di conseguenza la privacy dei carcerati. Ma al tempo stesso ci sarà comunque una sorta di filtro tra l’ospite della Fortezza e il mondo esterno.
«Un particolare ringraziamento, quindi, viene rivolto alla professoressa Barbara Nari e alla Caritas Diocesiana ed al suo personale – sottolinea ancora la direzione del carcere nella nota – che hanno favorito e reso possibile un’ulteriore affermazione della cultura dell’esecuzione della pena che caratterizza la Fortezza».
Internet come veicolo d’inclusione e di miglioramento delle condizioni dei carcerati, anche se, al momento, non esiste la possibilità di collegarsi alla Rete. Forse sarà possibile farlo nel prossimo futuro, visto che potrebbe presto essere introdotto un protocollo per la navigazione online per i detenuti.
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