Sicurezza
Negli orti sociali tra profughi bimbi e famiglie
Perignano: inaugurata l’area intitolata a don Primo Corsi Cinquantadue lotti e un campo da bocce. Nello spazio da 14mila metri un parcheggio e un frutteto comune. Tutto realizzato con le donazioni dell’otto per mille
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PERIGNANO Quello inaugurato martedì 25 aprile alla fine di via Melorie a Perignano non è solo uno spazio per gli orti sociali. Oltre a portare il nome dell’indimenticato don Primo Corsi, questo è un luogo di socializzazione e di integrazione, di crescita e di solidarietà. Sì, perché non sono stati solo gli anziani a fare domanda per i 52 lotti in cui sono stati suddivisi i 14mila metri di terreno, di cui 11mila destinati a orti, duemila per il parcheggio e mille per il frutteto in comune. Tra i provetti ortolani, infatti, ci sono anche famiglie giovani con bambini piccoli che partecipano al lavoro nel campo. E ci saranno anche gli alunni della scuola dell’infanzia Santa Lucia di Perignano e i profughi della cooperativa Il cammino.
La memoria. La giornata è l’ideale per il taglio del nastro. Coincide con la Festa della Liberazione. Un 25 aprile che vede insieme il parroco don Armando Zappolini, il vescovo di San Miniato, Andrea Migliavacca e il sindaco di Casciana Terme Lari, Mirko Terreni. Del resto, i terreni erano della parrocchia, i lavori sono stati fatti dalla diocesi con soldi provenienti dalle donazioni dell’otto per mille, mentre il Comune ha realizzato il parcheggio, come sottolineato dall’ex assessore Marzio Caroti. Tutti citano la memoria che solo i luoghi speciali sanno evocare. «Inaugurare questo spazio il 25 aprile ha un significato enorme — dice Terreni — La memoria è fondamentale e vuol dire vivere nel ricordo di chi ha fatto cose importanti. E qui ricordiamo don Primo, ma anche la Resistenza». L’ex prete di Perignano è il fil rouge che lega tante persone presenti. Anziani, soprattutto. Ma anche don Zappolini. «Mi ha voluto bene — dice l’attuale parroco — così come al paese. In questi campi don Primo ha trascorso tanto tempo, intavolando relazioni e amicizie con le persone che hanno arricchito questa comunità. Volevo realizzare qualcosa in suo ricordo da anni. E finalmente ci siamo riusciti». Il ricordo di don Primo viene citato anche da monsignor Migliavacca che vede l’area degli orti sociali come «un luogo per la ricostruzione che rimette le relazioni al loro posto, facendo incontrare le persone».
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Nuove amicizie. E chi meglio di Carla Monticelli e Giuliana Tarrini possono essere il simbolo di un paese che s’incontra di nuovo? «Non ci conoscevamo — raccontano le donne sedute sulla stessa panchina durante l’inaugurazione — Siamo diventate amiche qui, mentre lavoravamo ai nostri orti». Una scelta, la loro, dettata anche dalla necessità di risparmiare: «Coltiviamo le verdure, siamo sicure di quello che mangiamo e spendiamo molto meno». E presto, quando sarà pronto il pallaio per giocare a bocce, c’è da scommetterci che non solo chi coltiva la terra frequenterà questo posto in mezzo alla campagna.
Piccoli ortolani. Intanto, però, la famiglia Barsotti fa un giro in mezzo al loro appezzamento. Babbo Roberto e mamma Veronica si fanno accompagnare dai piccoli Iacopo e Mattia che indicano le varie colture. Bietole, zucche, prezzemolo, patate, meloni, cocomeri, baccelli e molte altre cose che i figli curano con amore insieme ai genitori. «Meglio qui che alla play station — dice la mamma — I bambini imparano a coltivare la terra e stanno all’aria aperta. Cosa può esserci di meglio?». Stessa sorte che toccherà ai bimbi della scuola dell’infanzia. «Abbiamo un orto dove porteremo i i bimbi — dice la coordinatrice della Santa Lucia, Lisa Dei — ma che metteremo anche a disposizione delle loro famiglie. Qui potranno venire per fare qualcosa di diverso tutti insieme».
Integrazione tra i campi. Un ritorno all’antico, alla terra, alla fatica. Ma anche un metodo per favorire l’integrazione nel nostro Paese per chi arriva da terre lontane. «L’orto che abbiamo a disposizione — racconta Matteo Lami, presidente della cooperativa Il cammino — servirà ai ragazzi in attesa di asilo che gestiamo. Sono circa ottanta, dislocati in vari comuni della zona e che saranno seguiti da un agronomo che fa parte del nostro staff. Sarà un modo per insegnare loro un lavoro e, magari, per tornare alla vita».
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