Proteste
uomini di FALCONE
di SABRINA CHIELLINI
Sullo sfondo l’immagine dei giudici Falcone e Borsellino sorridenti e le note di Morricone. Un invito alla legalità, a non dimenticare e a lottare perché il bene vinca sul male.La data scelta per...
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Sullo sfondo l’immagine dei giudici Falcone e Borsellino sorridenti e le note di Morricone. Un invito alla legalità, a non dimenticare e a lottare perché il bene vinca sul male.
La data scelta per presentare il libro “Noi, gli uomini di Falcone”, scritto dal generale dei carabinieri Angiolo Pellegrini e dal giornalista Francesco Condoluci, ha coinciso con una sentenza che aggiunge un tassello alla storia della lotta a Cosa Nostra. Ed è quella della condanna all’ergastolo decisa — due giorni fa — dalla Corte di Assise di Palermo per due boss, imputati della strage in cui persero la vita il giudice Borsellino e i cinque uomini della scorta, e la condanna a 10 anni per due falsi pentiti. Nomi e storie che fanno parte di quel processo sono anche i protagonisti degli eventi narrati nel libro-testimonianza scritto dal generale dei carabinieri oggi in pensione e che nel 1981 assunse il comando della sezione antimafia dell’Arma dei carabinieri a Palermo. In quegli anni — è stato ricordato ieri al Triangolo Verde di Legoli durante l’evento promosso dal Tirreno, presente il direttore Luigi Vicinanza — la criminalità organizzata teneva in scacco la Sicilia seminando morti ogni giorno.
«Parlo non tanto e solo di legalità ma di lotta, di quello che si può fare contro l’illegalità. Questo vale in tanti campi, anche per i giovani. Bisogna insistere nella lotta al bullismo nelle scuole, per esempio», ha esordito il generale. Entrando nello specifico del libro, l’alto ufficiale ha ricordato l’impegno speso contro Cosa Nostra per dimostrare che esisteva come organizzazione criminale, con le inchieste che portarono al maxi processo del 1986. «Ci siamo impegnati a rischio della vita, non facendoci prendere dal terrore per la morte dei nostri colleghi».
Pellegrini è stato invitato a Peccioli perché qui abita un suo collaboratore di quegli anni, Fabio Tommasini, il “tenente Thomas”, del quale si parla anche nel libro. Toccante il racconto del giorno della strage di Capaci, quando Pellegrini arrivò a Palermo - dopo l’esplosione costata la vita a Falcone e alla scorta - e si incontrò con Borsellino: «Guardarlo fu come guardarmi allo specchio, eravamo distrutti», ha detto il generale.
L’evento di ieri faceva parte del ciclo “Gli orizzonti del Tirreno”. «Fa piacere vedere tante persone, qui in Toscana, a riflettere sul passato e la mafia — ha sottolineato il direttore Vicinanza — Considerare la mafia un problema soltanto legato al Meridione è un errore culturale. La criminalità è anche al Nord e dove c’è ricchezza».
All’evento hanno preso parte Silvano Crecchi, presidente della Belvedere, società che gestisce la discarica di Legoli, e i sindaci di Peccioli, Renzo Macelloni, e Pontedera, Simone Millozzi. C’è stato anche l’intervento del giornalista dell’Ansa Giampaolo Grassi, che ha scritto un libro sulla trattativa tra Stato e mafia. Letture di Maria Paola Manetti. Moderatore, Cristiano Marcacci, capo area del “Tirreno”. Stamani si replica al Teatro di Pontedera con gli studenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La data scelta per presentare il libro “Noi, gli uomini di Falcone”, scritto dal generale dei carabinieri Angiolo Pellegrini e dal giornalista Francesco Condoluci, ha coinciso con una sentenza che aggiunge un tassello alla storia della lotta a Cosa Nostra. Ed è quella della condanna all’ergastolo decisa — due giorni fa — dalla Corte di Assise di Palermo per due boss, imputati della strage in cui persero la vita il giudice Borsellino e i cinque uomini della scorta, e la condanna a 10 anni per due falsi pentiti. Nomi e storie che fanno parte di quel processo sono anche i protagonisti degli eventi narrati nel libro-testimonianza scritto dal generale dei carabinieri oggi in pensione e che nel 1981 assunse il comando della sezione antimafia dell’Arma dei carabinieri a Palermo. In quegli anni — è stato ricordato ieri al Triangolo Verde di Legoli durante l’evento promosso dal Tirreno, presente il direttore Luigi Vicinanza — la criminalità organizzata teneva in scacco la Sicilia seminando morti ogni giorno.
«Parlo non tanto e solo di legalità ma di lotta, di quello che si può fare contro l’illegalità. Questo vale in tanti campi, anche per i giovani. Bisogna insistere nella lotta al bullismo nelle scuole, per esempio», ha esordito il generale. Entrando nello specifico del libro, l’alto ufficiale ha ricordato l’impegno speso contro Cosa Nostra per dimostrare che esisteva come organizzazione criminale, con le inchieste che portarono al maxi processo del 1986. «Ci siamo impegnati a rischio della vita, non facendoci prendere dal terrore per la morte dei nostri colleghi».
Pellegrini è stato invitato a Peccioli perché qui abita un suo collaboratore di quegli anni, Fabio Tommasini, il “tenente Thomas”, del quale si parla anche nel libro. Toccante il racconto del giorno della strage di Capaci, quando Pellegrini arrivò a Palermo - dopo l’esplosione costata la vita a Falcone e alla scorta - e si incontrò con Borsellino: «Guardarlo fu come guardarmi allo specchio, eravamo distrutti», ha detto il generale.
L’evento di ieri faceva parte del ciclo “Gli orizzonti del Tirreno”. «Fa piacere vedere tante persone, qui in Toscana, a riflettere sul passato e la mafia — ha sottolineato il direttore Vicinanza — Considerare la mafia un problema soltanto legato al Meridione è un errore culturale. La criminalità è anche al Nord e dove c’è ricchezza».
All’evento hanno preso parte Silvano Crecchi, presidente della Belvedere, società che gestisce la discarica di Legoli, e i sindaci di Peccioli, Renzo Macelloni, e Pontedera, Simone Millozzi. C’è stato anche l’intervento del giornalista dell’Ansa Giampaolo Grassi, che ha scritto un libro sulla trattativa tra Stato e mafia. Letture di Maria Paola Manetti. Moderatore, Cristiano Marcacci, capo area del “Tirreno”. Stamani si replica al Teatro di Pontedera con gli studenti.
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