La manifestazione
Una scia d’inchieste spesso finite nel nulla
Gli inquirenti hanno sequestrato più volte documenti in municipio nel corso degli ultimi anni
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CASCINA. Ormai la guardia di finanza e ancora prima (già dal 2009) i carabinieri per l’inchiesta che ha poi portato alla condanna dell’ex assessore alla casa Roberto Lorenzi conoscono perfettamente la strada per arrivare in municipio a Cascina. Difficile tenere il conto delle numerose volte in cui i finanzieri sono arrivati nei vari settori per sequestrare pratiche.
Dopo la storia di Lorenzi, c’è stata quella che ha coinvolto il geometra Gaetano Restivo, arrestato all'inizio di maggio 2013 dalla guardia di finanza di Pisa mentre incassava oltre diecimila euro (una mazzetta secondo l’accusa dell’epoca). La vicenda in queste settimane si è conclusa con il rinvio a giudizio di Restivo per il reato di millantato credito, in quanto non sono state trovate le prove che avesse corrotto dipendenti comunali per ammorbidire i controlli necessari a sanzionare eventuali abusi edilizi.
C’è poi tutta la questione che riguarda il piano regolatore e di cui si è persa ogni traccia dopo che gli atti sono stati sequestrati più volte. Negli ultimi due anni la Finanza - e questo era emerso anche durante la campagna elettorale delle ultime amministrative - è tornata più volte negli uffici dell’urbanistica per acquisire migliaia di pagine e documenti nell’ambito di un’altra inchiesta che avrebbe portato più persone nel registro degli indagati. Inchieste, come dicevamo, dall’esito ancora incerto. Lo scorso agosto un’altra dipendente che ha seguito le varie fasi della variante al regolamento urbanistico si è trovata a difendersi dall'accusa di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
È vero che i tempi della giustizia sono lunghi, ma non è facile per il cittadino comprendere tutto questo.
Di fatto, alla fine, dopo sei anni, la scorsa estate, è giunto alla sua conclusione, primo atto, il processo avviato nei confronti dell'ex assessore alle Politiche Sociali di Cascina Roberto Lorenzi (allora del Partito dei Comunisti Italiani), con competenze anche in materia di casa, cooperazione internazione ed altre deleghe nella giunta allora presieduta dal sindaco Moreno Franceschini (Partito Democratico). Accusato del reato di induzione indebita e violenza sessuale nei confronti di due donne che si erano rivolte a lui per ottenere un aiuto nell'ottenere una casa popolare. I fatti contestati fanno riferimento al periodo 2003/2009. Tre anni e mezzo la condanna in primo grado.
Dopo la storia di Lorenzi, c’è stata quella che ha coinvolto il geometra Gaetano Restivo, arrestato all'inizio di maggio 2013 dalla guardia di finanza di Pisa mentre incassava oltre diecimila euro (una mazzetta secondo l’accusa dell’epoca). La vicenda in queste settimane si è conclusa con il rinvio a giudizio di Restivo per il reato di millantato credito, in quanto non sono state trovate le prove che avesse corrotto dipendenti comunali per ammorbidire i controlli necessari a sanzionare eventuali abusi edilizi.
C’è poi tutta la questione che riguarda il piano regolatore e di cui si è persa ogni traccia dopo che gli atti sono stati sequestrati più volte. Negli ultimi due anni la Finanza - e questo era emerso anche durante la campagna elettorale delle ultime amministrative - è tornata più volte negli uffici dell’urbanistica per acquisire migliaia di pagine e documenti nell’ambito di un’altra inchiesta che avrebbe portato più persone nel registro degli indagati. Inchieste, come dicevamo, dall’esito ancora incerto. Lo scorso agosto un’altra dipendente che ha seguito le varie fasi della variante al regolamento urbanistico si è trovata a difendersi dall'accusa di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
È vero che i tempi della giustizia sono lunghi, ma non è facile per il cittadino comprendere tutto questo.
Di fatto, alla fine, dopo sei anni, la scorsa estate, è giunto alla sua conclusione, primo atto, il processo avviato nei confronti dell'ex assessore alle Politiche Sociali di Cascina Roberto Lorenzi (allora del Partito dei Comunisti Italiani), con competenze anche in materia di casa, cooperazione internazione ed altre deleghe nella giunta allora presieduta dal sindaco Moreno Franceschini (Partito Democratico). Accusato del reato di induzione indebita e violenza sessuale nei confronti di due donne che si erano rivolte a lui per ottenere un aiuto nell'ottenere una casa popolare. I fatti contestati fanno riferimento al periodo 2003/2009. Tre anni e mezzo la condanna in primo grado.
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