Il Tirreno

Pontedera

Condannato ingegnere faceva il doppio lavoro 

Condannato ingegnere faceva il doppio lavoro 

Dipendente della Soprintendenza, accettava incarichi privati senza autorizzazione La Corte dei conti: deve risarcire il ministero dei Beni culturali con 43mila euro

2 MINUTI DI LETTURA





CASCINA. Dipendente pubblico e professionista per conto di privati. Con un particolare: riceveva incarichi e riscuoteva compensi senza avere l’autorizzazione del datore di lavoro. Che ora deve essere risarcito.
Lo ha stabilito la Corte dei conti condannando l’ingegner Giovanni Mosca, 70 anni, di Cascina, ex funzionario della Soprintendenza nella sede di Pisa, a versare 43.164 euro al ministero per i Beni e le attività culturali. All’ingegnere, in pensione da anni, veniva contestato di aver intascato, nel periodo 2003-2011, soldi per incarichi esterni alla Soprintendenza per prestazioni extra-istituzionali senza alcuna autorizzazione scritta.
Mosca aveva lavorato alla Soprintendenza dei Beni Culturali di Pisa dal primo ottobre 2002 al 21 dicembre 2010 alle dipendenze del ministero delle Finanze e dal primo gennaio 2011 al 31 agosto 2011 (data della pensione) alle dipendenze del ministero per i Beni Culturali). Il doppio lavoro fu scoperto dalla Guardia di finanza che nel gennaio 2013 inviò al ministero per i Beni e le attività culturali una relazione del Nucleo di polizia tributaria nella quale venivano elencati 25 episodi di svolgimento, dietro compenso, di attività extra istituzionali in capo al dipendente, «non previamente autorizzate dall’amministrazione d’appartenenza, contestati all’ingegner Mosca». Nella sua difesa il professionista residente a Cascina aveva spiegato ai giudici contabili che un accordo c’era per quegli incarichi firmati con i privati. Lo aveva ottenuto, ma solo a livello verbale, dall’allora Soprintendente pro tempore, Guglielmo Maria Malchiodi. L’intesa tra i due, secondo Mosca, prevedeva che «per superare il problema della minore retribuzione (per circa 10.000 euro l’anno) il Mosca avrebbe percepito in caso di comando presso la Soprintendenza (rispetto a quella già percepita presso la Direzione Compartimentale dei Monopoli di Stato di Firenze), di concedere al convenuto l’autorizzazione ad espletare incarichi extra istituzionali, utili a compensare i minori redditi» si legge nella sentenza. Che prosegue: «Tutto ciò per l’intera durata del comando stesso e comunque con il limite che le attività in questione fossero espletate al di fuori dell’orario di servizio e non rappresentassero ipotesi di conflitto di interessi». L’autorizzazione preventiva a fare il libero professionista era stata concordata per incarichi professionali saltuari.
Solo che quel tipo di consenso «da parte di dipendenti pubblici, di incarichi extra istituzionali non può mai rispondere ad una logica, impropria e prettamente egoistica, di integrazione al reddito del dipendente che ne beneficia». Insomma, non si arrotonda con il privato perché nel trasferimento si guadagna di meno. E, comunque, certa autorizzazioni devono essere scritte e non verbali. Di qui la condanna a restituire al ministero 43.164 euro.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa