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Il cognome è sbagliato la Posta trattiene un pacco

Il cognome è sbagliato la Posta trattiene un pacco

CASCINA. Se riuscirà ad avere i leggings acquistati tre mesi fa in Cina avrà vinto una battaglia contro la burocrazia. A raccontare la sua odissea con l’ufficio postale di Cascina, che ha da poco un...

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CASCINA. Se riuscirà ad avere i leggings acquistati tre mesi fa in Cina avrà vinto una battaglia contro la burocrazia.
A raccontare la sua odissea con l’ufficio postale di Cascina, che ha da poco un nuovo direttore, è Violantina Simone, residente a Cascina. La cittadina, che aveva fatto l’acqusto per fare un regalo, spiega di avere ricevuto l’avviso di giacenza di una raccomandata express, proveniente dalla Cina, dal fornitore Kennet Norman. Subito dopo ha cercato di rititare quel pacco che aveva acquistato da tempo, in quanto cercava un modello particolare di leggings e lo aveva trovato all’estero. Ma quando la donna è arrivata all’ufficio postale di Cascina, in via Terracini, si è scontrata con le rigide regole della burocrazia anche se era in grado di dimostrare, con tanto di ricevute alla mano, che aveva pagato quel pacco.
«Il direttore dell’ufficio si è rifiutato di darmi il pacco perché sulla carta di identità che ho fornito c’era scritto Violantina e non Viola, nome con cui vengo chiamata comunemente, ormai da tanti anni. Ho portato allora la documentazione relativa al pagamento e una autocertificazione».
Non c’è stato niente da fare. «Il direttore ha insistito, ha detto che avrebbe rimandato il pacco in Cina. Io sono l’unica Simone nel palazzo in cui abito, dove sono presenti tre unità abitative. Il pacco reca l’indirizzo della mia residenza, non mi pareva il caso di fare tante storie», aggiunge la pensionata che fa un’ulteriore riflessione.
Inoltre il postino «non ha suonato il campanello, perché eravamo in casa in tre, più i cani, che abbaiano se sentono suonare. Se avesse suonato, come dovrebbe fare, mi avrebbe consegnato il pacco senza chiedere un documento. Quindi c’è già stata una omissione del postino che doveva suonare, perché ho pagato per ricevere il pacco a casa».
Le trattative di questi giorni non sono servite. «A mio avviso l’ufficio postale si è dimostrato poco efficiente».
La cittadina racconta di avere segnalato l’episodio sia all’ufficio legale di Poste Italiane, che ai carabinieri e alla guardia di finanza.
Al momento il pacco è nell’ufficio del direttore con il quale ieri mattina non siamo riusciti a parlare in quanto non era al lavoro. Il vicedirettore, pur essendo a conoscenza della contesa intorno al pacco, non ha voluto fornire alcuna spiegazione circa le motivazioni che hanno indotto il responsabile dell’ufficio a non consegnare alla cittadina il suo acquisto, anche se poteva dimostrare di averlo pagato e che c’era stato un errore nella trascrizione del cognome.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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