Proteste
Così rischiarono di battere la mafia
Il 21 aprile sarà presentato a Legoli il libro del generale Pellegrini dedicato alla lotta contro Cosa Nostra
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PECCIOLI. Nell’ambito de “Gli Orizzonti del Tirreno”, venerdì 21 aprile al Triangolo Verde di Legoli, all’interno del sito della discarica della Belvedere Spa, andrà in scena l’evento “Noi, gli uomini di Falcone - 25 anni senza di lui”, organizzato dalla stessa Belvedere Spa, dall’Unione Parco Altavaldera, dal Comune di Pontedera e dal giornale Il Tirreno.
Alle 18 è in programma la presentazione del libro “Noi, gli uomini di Falcone”, un racconto-testimonianza della “seconda guerra di mafia”, scritto dal generale dei carabinieri Angiolo Pellegrini con la collaborazione del giornalista Francesco Condolucci. Il libro è uno spaccato di storia degli anni Ottanta-Novanta e di una Palermo attraversata da una “guerra a Cosa Nostra” che un manipolo di uomini coraggiosi “rischiò di vincere” . Oltre all’autore del libro, parteciperanno il direttore del Tirreno Luigi Vicinanza, il capo area del Tirreno (Pisa-Pontedera-Empoli) Cristiano Marcacci, il giornalista dell’Ansa Giampaolo Grassi (autore alcuni anni fa del libro “Processo alla trattativa Stato-mafia: tre procure, tre verità”), i sindaci di Peccioli e Pontedera, rispettivamente Renzo Macelloni e Simone Millozzi, il presidente della Belvedere Spa Silvano Crecchi e Fabio Tommasini, l’allora “tenente Thomas” dell’antimafia di Palermo oggi residente a Peccioli. Il progetto, che ha portato all’iniziativa del 21, nasce su impulso del colonnello Tommasini, che si è trasferito a Peccioli.
«Un giorno è venuto in municipio - ha raccontato il sindaco Macelloni, nel corso della conferenza stampa di presentazione della giornata -. Ha parlato con la mia segretaria, voleva proporre un’iniziativa sulla legalità». Quel cittadino era l’ex “tenente Thomas” e l’iniziativa avrebbe avuto il valore di testimonianza. A parlare della guerra a Cosa Nostra, sarebbero stati uomini che quella “guerra” l’avevano combattuta in prima persona, testimoni di un periodo drammatico della nostra storia. «Ero tenente, appena uscito dalla scuola ufficiali - ha raccontato Tommasini con semplicità ed efficacia - non conoscevo quella realtà e non era un film. Sono andato via dalla Sicilia per ragioni di sicurezza, il giorno dopo l’uccisione di Antonino Cassarà. Non ci sono più tornato se non per testimonianze. Penso di avere visto 900 morti, nemmeno un soldato in guerra li vede», ha raccontato ricordando come allora - si parla degli anni dal 1981 al 1985 - i metodi investigativi fossero diversi e le indagini si facessero soprattutto con appostamenti, cercando l’osservazione diretta degli uomini di Cosa Nostra. Quelli erano gli anni delle sanguinose guerre di mafia per il controllo dei grandi e piccoli traffici di stupefacenti in cui a perdere la vita non furono solo i delinquenti mafiosi ma anche magistrati, carabinieri e poliziotti. I sindaci e il presidente di Belvedere hanno ricordato l’importanza che un libro-testimonianza come quello scritto dal generale Pellegrini, con il quale Tommasini ha lavorato per anni a stretto contatto, può avere per le giovani generazioni per non dimenticare e avere ben presente i confini della legalità e del rispetto delle istituzioni.
Alle 18 è in programma la presentazione del libro “Noi, gli uomini di Falcone”, un racconto-testimonianza della “seconda guerra di mafia”, scritto dal generale dei carabinieri Angiolo Pellegrini con la collaborazione del giornalista Francesco Condolucci. Il libro è uno spaccato di storia degli anni Ottanta-Novanta e di una Palermo attraversata da una “guerra a Cosa Nostra” che un manipolo di uomini coraggiosi “rischiò di vincere” . Oltre all’autore del libro, parteciperanno il direttore del Tirreno Luigi Vicinanza, il capo area del Tirreno (Pisa-Pontedera-Empoli) Cristiano Marcacci, il giornalista dell’Ansa Giampaolo Grassi (autore alcuni anni fa del libro “Processo alla trattativa Stato-mafia: tre procure, tre verità”), i sindaci di Peccioli e Pontedera, rispettivamente Renzo Macelloni e Simone Millozzi, il presidente della Belvedere Spa Silvano Crecchi e Fabio Tommasini, l’allora “tenente Thomas” dell’antimafia di Palermo oggi residente a Peccioli. Il progetto, che ha portato all’iniziativa del 21, nasce su impulso del colonnello Tommasini, che si è trasferito a Peccioli.
«Un giorno è venuto in municipio - ha raccontato il sindaco Macelloni, nel corso della conferenza stampa di presentazione della giornata -. Ha parlato con la mia segretaria, voleva proporre un’iniziativa sulla legalità». Quel cittadino era l’ex “tenente Thomas” e l’iniziativa avrebbe avuto il valore di testimonianza. A parlare della guerra a Cosa Nostra, sarebbero stati uomini che quella “guerra” l’avevano combattuta in prima persona, testimoni di un periodo drammatico della nostra storia. «Ero tenente, appena uscito dalla scuola ufficiali - ha raccontato Tommasini con semplicità ed efficacia - non conoscevo quella realtà e non era un film. Sono andato via dalla Sicilia per ragioni di sicurezza, il giorno dopo l’uccisione di Antonino Cassarà. Non ci sono più tornato se non per testimonianze. Penso di avere visto 900 morti, nemmeno un soldato in guerra li vede», ha raccontato ricordando come allora - si parla degli anni dal 1981 al 1985 - i metodi investigativi fossero diversi e le indagini si facessero soprattutto con appostamenti, cercando l’osservazione diretta degli uomini di Cosa Nostra. Quelli erano gli anni delle sanguinose guerre di mafia per il controllo dei grandi e piccoli traffici di stupefacenti in cui a perdere la vita non furono solo i delinquenti mafiosi ma anche magistrati, carabinieri e poliziotti. I sindaci e il presidente di Belvedere hanno ricordato l’importanza che un libro-testimonianza come quello scritto dal generale Pellegrini, con il quale Tommasini ha lavorato per anni a stretto contatto, può avere per le giovani generazioni per non dimenticare e avere ben presente i confini della legalità e del rispetto delle istituzioni.
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