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L’impiegato dopo le minacce: fa parte del lavoro 

L’impiegato dopo le minacce: fa parte del lavoro 

Tutte le attenzioni, ieri mattina, sono state rivolte al giovane impiegato che si è trovato faccia a faccia con il bandito armato e ancora in fuga. Quell’uomo, molto agitato e del quale i dipendenti...

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Tutte le attenzioni, ieri mattina, sono state rivolte al giovane impiegato che si è trovato faccia a faccia con il bandito armato e ancora in fuga. Quell’uomo, molto agitato e del quale i dipendenti della banca difficilmente dimenticheranno le urla di rabbia e disperazione, è saltato addosso al cassiere, Luca Guarguaglini, di Lajatico, e lo ha spinto indietro con la sedia per poi puntargli la lama del coltello alla gola. Ieri mattina l’impiegato si è presentato al lavoro regolarmente. «Fa parte del lavoro... », ha detto a chi, anche tra i clienti, lo ha riempito di domande essendo venuto a sapere della rapina finita con un morto, ucciso da un malore improvviso.
Una rapina che gli impiegati della banca non dimenticheranno anche per la sensazione di pericolo che il bandito armato, con la sua agitazione, è riuscito a trasmettere ai dipendenti dell’istituto, a cominciare dal direttore, Daniele Caione, che era presente quando ha avuto inizio l’azione malavitosa.
Certo, non il colpo della vita, come dicevamo. Ormai le banche per difendersi dai malviventi usano una serie di accorgimenti e nelle casse restano sempre poche migliaia di euro. La rapina dell’altro giorno ha fruttato circa 3.900 euro, i soldi che erano nella cassa. Le casseforti più grandi restano chiuse e si aprono con meccanismi che richiedono tempo, a volte anche trenta minuti. Ma i rapinatori di tempo non ne hanno. Così come non ne ha avuto il complice di Ciro, il bandito tatuato e cultore della forza, costretto a darsi alla fuga dopo avere visto l’amico morire. Lo ha lasciato lì sapendo che altrimenti sarebbe finito subito in manette.

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