Gioco
Piaggio, solo nove precari avranno la stabilizzazione
L’intesa sulla Solidarietà ipotizzava 180 prepensionati e 54 passaggi a tempo pieno Al momento però i lavoratori sicuri di lasciare la fabbrica sono appena ventisette
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PONTEDERA. I numeri, al momento, non tornano. Dei 180 lavoratori ideali che Piaggio e sindacati avevano pensato potessero rispondere alla chiamata per la mobilità volontaria e avviarsi alla pensione, per ora ce ne sono appena 27. E i conseguenti passaggi di operai con contratto di part-time verticale a tempo pieno, invece dei 54 ipotizzati, sono decisamente pochi: solo nove. Il tutto a pochi giorni dal 13 aprile, giorno della sospensione del contratto di solidarietà, il cui accordo sottoscritto tra le parti comprendeva anche le uscite incentivate e le cosiddette stabilizzazioni.
Il giudizio su quanti lasceranno il lavoro e chi conquisterà il tanto agognano contratto per lavorare (e quindi riscuotere) per tutti i dodici mesi, sarà possibile farlo solo alla fine del 2017. L’anno scorso la Solidarietà fu riaperta a luglio. Quest’anno potrebbe succedere lo stesso. La previsione è che altri 25 dipendenti siano interessati alla mobilità volontaria. E questo porterebbe le stabilizzazioni a quota diciotto. Un dato ancora lontano dai 54 ipotizzati, ma comunque in linea col principio introdotto da tre anni a questa parte delle trasformazioni dei contratti in base alle uscite di lavoratori vicini alla pensione.
L’ottimismo del novembre scorso, evidentemente, si è scontrato coi cambiamenti in fatto di ammortizzatori sociali inseriti dal Governo. Il passaggio tra mobilità e Naspi ha portato peggioramenti a livello di salario in situazioni come quella per i dipendenti Piaggio, in cui ci sono da fare i conti per il prepensionamento tra incentivo dell’azienda e indennità ricevuta dall’Inps. Un operaio di terzo livello, che guadagna sui 1.400 euro al mese, infatti, se ha davanti un anno prima dell’acquisizione dei requisiti per la pensione, tra indennità e incentivo, mantiene inalterato il salario. Se di anni prima della pensione ne ha due, perde circa 300 euro.
Una differenza sostanziale che sta frenando l’uscita dalla fabbrica di chi, in condizioni diverse, potrebbe fare un pensierino al prepensionamento. Un quadro non proprio entusiasmante per i tanti che speravano di passare al tempo pieno, abbandonando finalmente il gorgo di soli sette mesi di lavoro.
Il bilancio definitivo si farà più avanti. Ma per adesso la sensazione è che il malcontento tra chi aspirava a uscire e tra quelli che volevano la stabilizzazione sia palpabile.
Andreas Quirici
Il giudizio su quanti lasceranno il lavoro e chi conquisterà il tanto agognano contratto per lavorare (e quindi riscuotere) per tutti i dodici mesi, sarà possibile farlo solo alla fine del 2017. L’anno scorso la Solidarietà fu riaperta a luglio. Quest’anno potrebbe succedere lo stesso. La previsione è che altri 25 dipendenti siano interessati alla mobilità volontaria. E questo porterebbe le stabilizzazioni a quota diciotto. Un dato ancora lontano dai 54 ipotizzati, ma comunque in linea col principio introdotto da tre anni a questa parte delle trasformazioni dei contratti in base alle uscite di lavoratori vicini alla pensione.
L’ottimismo del novembre scorso, evidentemente, si è scontrato coi cambiamenti in fatto di ammortizzatori sociali inseriti dal Governo. Il passaggio tra mobilità e Naspi ha portato peggioramenti a livello di salario in situazioni come quella per i dipendenti Piaggio, in cui ci sono da fare i conti per il prepensionamento tra incentivo dell’azienda e indennità ricevuta dall’Inps. Un operaio di terzo livello, che guadagna sui 1.400 euro al mese, infatti, se ha davanti un anno prima dell’acquisizione dei requisiti per la pensione, tra indennità e incentivo, mantiene inalterato il salario. Se di anni prima della pensione ne ha due, perde circa 300 euro.
Una differenza sostanziale che sta frenando l’uscita dalla fabbrica di chi, in condizioni diverse, potrebbe fare un pensierino al prepensionamento. Un quadro non proprio entusiasmante per i tanti che speravano di passare al tempo pieno, abbandonando finalmente il gorgo di soli sette mesi di lavoro.
Il bilancio definitivo si farà più avanti. Ma per adesso la sensazione è che il malcontento tra chi aspirava a uscire e tra quelli che volevano la stabilizzazione sia palpabile.
Andreas Quirici
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