Attenzione
Vespa, si clona anche il museo della Piaggio
Decine di azioni legali della Fondazione Costagliola: «Se ne trovano in tutto il mondo»
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PONTEDERA. Non solo la Vespa viene clonata. Ma anche il suo museo. Lo conferma il presidente della Fondazione Piaggio, Riccardo Costagliola dopo la sentenza del Tribunale di Torino che riempie d’orgoglio i pontederesi che reputano un po’anche loro il celebre scooter. «La forma della Vespa dal 1946 a oggi è oggetto di design da tutelare per legge» è stato il parere dei giudici nella causa intentata dalla cinese Taizhou Zhongneng, dopo il sequestro della loro “Ves” all’Eicma 2013 da parte della guardia di finanza, ritenuta un clone del gioiello di Pontedera. «È una sentenza importante - spiega Costagliola - ma sapesse quante azioni legali all’anno facciamo noi per tutelare il Museo Piaggio dalle imitazioni...».
Il presidente dell’organo che gestisce l’esposizione dei prodotti storici sfornati dalle officine pontederesi ne cita uno per tutti: «Date un’occhiata su Internet al sito “Bici & baci” di Roma». In effetti nello spazio web per il noleggio di biciclette e scooter vicino al Colosseo si trova anche lo “Spazio museo Vespa”, «l’esposizione permanente di esemplari originali che hanno fatto la storia delle 2 ruote in tutto il mondo ha lo spirito della conservazione e della valorizzazione del patrimonio storico-culturale motoristico italiano e della testimonianza dell’evolversi della vita sociale nel tempo», si legge nella pagina dedicata del sito. Ma, secondo Costagliola, sono infiniti gli esempi di cloni del museo pontederese: «Se ne trovano ovunque in giro per il mondo. E a noi tocca il compito di tutelare quello originale».
D’altra parte la storia della Vespa e della Piaggio è fatalmente legata a quella di Pontedera dove sono cresciute intere generazioni col mito di lavorare per la fabbrica della città. Come l’ingegner Vasco Zecchi, entrato alla Piaggio nel 1950 come collaboratore del padre della Vespa, Corradino D’Ascanio, conosciuto in precedenza tra i banchi dell’università, e divenuto direttore dello stabilimento nel 1979, fino al 1985, esprime tutta la sua soddisfazione per la sentenza del Tribunale di Torino, che giovedì ha dichiarato la piena validità del marchio tridimensionale dello scooter Vespa e ha riconosciuto il carattere creativo e il valore artistico propri della sua forma che caratterizza lo scooter fin dalla prima produzione risalente al 1946. «La pronuncia del Tribunale di Torino - spiega Zecchi - testimonia quanto sia marcata l’originalità della Vespa, tanto da respingere qualsiasi invasione campo». Zecchi, poi, per spiegare cosa significava possedere una Vespa negli anni Cinquanta, racconta un aneddoto personale: «Acquistai la Vespa nel 1951 e nel 1955 comprai anche la Fiat Seicento. Amici e conoscenti mi chiedevano tutti la stessa cosa: “Ma cosa la prendi a fare l’auto se hai già la Vespa?”. Questo per dire quanto era soddisfacente all’epoca possedere il prodotto Piaggio diventato, in seguito, simbolo incontrastato dell’azienda. Chi aveva una Vespa aveva tutto, non c’era bisogno di altro».
È anche per personaggi come Zecchi che la sentenza di Torino è importante. «Passerà alla storia», è stato il commento del Gruppo Piaggio sulla sentenza che ha dichiarato la piena validità del marchio tridimensionale dello scooter Vespa e riconosciuto il carattere creativo e il valore artistico propri della sua forma che caratterizza lo scooter fin dalla prima produzione risalente al 1946. Nel 2013 la guardia di finanza sequestrò 11 scooter esposti (di 7 espositori differenti) le cui forme costituivano un’imitazione di Vespa. La Gdf ha proceduto al sequestro dopo aver rilevato che i prodotti violavano il diritto di esclusiva del Gruppo Piaggio costituito dal cosiddetto «marchio tridimensionale» registrato da Piaggio, che protegge la forma distintiva di Vespa. «Un titolo - sottolinea l’azienda di Pontedera - che rappresenta un fondamentale elemento di difesa delle linee uniche di Vespa, ed è il più completo strumento di tutela dell’iconica forma di questo prodotto globale».
Andreas Quirici
Tommaso Silvi
Il presidente dell’organo che gestisce l’esposizione dei prodotti storici sfornati dalle officine pontederesi ne cita uno per tutti: «Date un’occhiata su Internet al sito “Bici & baci” di Roma». In effetti nello spazio web per il noleggio di biciclette e scooter vicino al Colosseo si trova anche lo “Spazio museo Vespa”, «l’esposizione permanente di esemplari originali che hanno fatto la storia delle 2 ruote in tutto il mondo ha lo spirito della conservazione e della valorizzazione del patrimonio storico-culturale motoristico italiano e della testimonianza dell’evolversi della vita sociale nel tempo», si legge nella pagina dedicata del sito. Ma, secondo Costagliola, sono infiniti gli esempi di cloni del museo pontederese: «Se ne trovano ovunque in giro per il mondo. E a noi tocca il compito di tutelare quello originale».
D’altra parte la storia della Vespa e della Piaggio è fatalmente legata a quella di Pontedera dove sono cresciute intere generazioni col mito di lavorare per la fabbrica della città. Come l’ingegner Vasco Zecchi, entrato alla Piaggio nel 1950 come collaboratore del padre della Vespa, Corradino D’Ascanio, conosciuto in precedenza tra i banchi dell’università, e divenuto direttore dello stabilimento nel 1979, fino al 1985, esprime tutta la sua soddisfazione per la sentenza del Tribunale di Torino, che giovedì ha dichiarato la piena validità del marchio tridimensionale dello scooter Vespa e ha riconosciuto il carattere creativo e il valore artistico propri della sua forma che caratterizza lo scooter fin dalla prima produzione risalente al 1946. «La pronuncia del Tribunale di Torino - spiega Zecchi - testimonia quanto sia marcata l’originalità della Vespa, tanto da respingere qualsiasi invasione campo». Zecchi, poi, per spiegare cosa significava possedere una Vespa negli anni Cinquanta, racconta un aneddoto personale: «Acquistai la Vespa nel 1951 e nel 1955 comprai anche la Fiat Seicento. Amici e conoscenti mi chiedevano tutti la stessa cosa: “Ma cosa la prendi a fare l’auto se hai già la Vespa?”. Questo per dire quanto era soddisfacente all’epoca possedere il prodotto Piaggio diventato, in seguito, simbolo incontrastato dell’azienda. Chi aveva una Vespa aveva tutto, non c’era bisogno di altro».
È anche per personaggi come Zecchi che la sentenza di Torino è importante. «Passerà alla storia», è stato il commento del Gruppo Piaggio sulla sentenza che ha dichiarato la piena validità del marchio tridimensionale dello scooter Vespa e riconosciuto il carattere creativo e il valore artistico propri della sua forma che caratterizza lo scooter fin dalla prima produzione risalente al 1946. Nel 2013 la guardia di finanza sequestrò 11 scooter esposti (di 7 espositori differenti) le cui forme costituivano un’imitazione di Vespa. La Gdf ha proceduto al sequestro dopo aver rilevato che i prodotti violavano il diritto di esclusiva del Gruppo Piaggio costituito dal cosiddetto «marchio tridimensionale» registrato da Piaggio, che protegge la forma distintiva di Vespa. «Un titolo - sottolinea l’azienda di Pontedera - che rappresenta un fondamentale elemento di difesa delle linee uniche di Vespa, ed è il più completo strumento di tutela dell’iconica forma di questo prodotto globale».
Andreas Quirici
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