Sicurezza
economia
Calzaturieri, rottura sul contratto
Intanto quello conciario sarà votato dai lavoratori per l’ok definitivo
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SANTA CROCE SULL’ARNO. È di nuovo in alto mare la trattativa per il rinnovo del contratto dei calzaturieri. Nessun margine di dialogo secondo i sindacati, che hanno programmato un nuovo sciopero di 8 ore per il 5 maggio, dopo la fumata nera uscita nell’incontro del 24 marzo con Assocalzaturifici.
«In pratica - spiega Loris Mainardi della Filctem Cgil - gli imprenditori vogliono eliminare ogni forma di contrattazione su ferie e permessi, chiedendo anche di smettere di pagare le festività che cadono di sabato e di domenica». La linea adottata da Assocalzaturifici, secondo Mainardi, sarebbe dettata dalla necessità di aggirare gli effetti creati dal decreto 148 del Job Act sulla cassa integrazione ordinaria, che ha fissato un tetto ad un terzo delle ore lavorabili. In ogni caso, se non ci saranno sviluppi, si andrà verso un nuovo sciopero del settore che, nella sola provincia di Pisa, conta più di 2300 addetti.
C’è soddisfazione, invece, da parte della Cgil, per la bozza di accordo per il rinnovo del contratto dei conciari firmata mercoledì nella sede di Unic. «Riteniamo che sia veramente un buon rinnovo – dicono i sindacalisti Mainardi e Fabio Carmignani – perché oltre all’aspetto economico non c’è nessun controllo postumo né alcun cedimento dal punto di vista dei diritti».
L’accordo, adesso, dovrà essere votato nelle assemblee all’interno delle aziende, anche se da parte dei sindacati si respira soddisfazione. Innanzitutto per l’istituzione della previdenza integrativa: una possibilità dibattuta da vent’anni e che per la prima volta viene offerta anche ai lavoratori del comparto concia. A questo si aggiunge l’aumento di 85 euro in tre trances, insieme all’inserimento nel contratto di «azioni condivise – dice Mainardi – per dare un valore al codice etico, anche con l’obiettivo di tenere insieme ogni componente della filiera». (g.p.)
«In pratica - spiega Loris Mainardi della Filctem Cgil - gli imprenditori vogliono eliminare ogni forma di contrattazione su ferie e permessi, chiedendo anche di smettere di pagare le festività che cadono di sabato e di domenica». La linea adottata da Assocalzaturifici, secondo Mainardi, sarebbe dettata dalla necessità di aggirare gli effetti creati dal decreto 148 del Job Act sulla cassa integrazione ordinaria, che ha fissato un tetto ad un terzo delle ore lavorabili. In ogni caso, se non ci saranno sviluppi, si andrà verso un nuovo sciopero del settore che, nella sola provincia di Pisa, conta più di 2300 addetti.
C’è soddisfazione, invece, da parte della Cgil, per la bozza di accordo per il rinnovo del contratto dei conciari firmata mercoledì nella sede di Unic. «Riteniamo che sia veramente un buon rinnovo – dicono i sindacalisti Mainardi e Fabio Carmignani – perché oltre all’aspetto economico non c’è nessun controllo postumo né alcun cedimento dal punto di vista dei diritti».
L’accordo, adesso, dovrà essere votato nelle assemblee all’interno delle aziende, anche se da parte dei sindacati si respira soddisfazione. Innanzitutto per l’istituzione della previdenza integrativa: una possibilità dibattuta da vent’anni e che per la prima volta viene offerta anche ai lavoratori del comparto concia. A questo si aggiunge l’aumento di 85 euro in tre trances, insieme all’inserimento nel contratto di «azioni condivise – dice Mainardi – per dare un valore al codice etico, anche con l’obiettivo di tenere insieme ogni componente della filiera». (g.p.)
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