Il Tirreno

Pontedera

Morte in corsia Dopo 12 anni niente risarcimento 

Morte in corsia Dopo 12 anni niente risarcimento 

Chiuso il processo penale, la sorella attende l’esito di una mediazione civile per chiudere la triste storia

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PONTEDERA. «Quando ho letto la notizia dell’azienda ospedaliera di Pisa che ha pagato un risarcimento ai familiari di un paziente morto in seguito ad un errore medico non ho potuto fare a meno di pensare a mio fratello, morto nel 2005 all’ospedale Lotti. Forse la vita umana non vale per tutti in maniera uguale...». Luciana Giannini, sorella di Gianfranco, morto a soli 64 anni all’ospedale Lotti per choc anafilattico, non nasconde di essere stata messa a dura prova da questa vicenda. Se nelle fasi iniziali del processo penale — la famiglia aveva subito presentato un esposto — si era dimostrata piuttosto battagliera ora, con il passare degli anni e le troppe porte chiuse in faccia, sta cominciando ad accusare la stanchezza anche se non ha perso la fiducia di riuscire ad ottenere, tramite l’avvocato al quale si è rivolta, il giusto riconoscimento dei danni da lei subiti in conseguenza di questa tragica vicenda.
Giannini era allergico alla cefalosporina e questo era scritto a chiare lettere nella cartella clinica che però non era arrivata — per un problema di procedure — nel reparto dove il pensionato era stato ricoverato in seguito a una banale influenza, cioè nel reparto di medicina del Lotti. La direttrice dell’Asl, già nel 2007, pur ribandendo la professionalità del medico coinvolto nell’inchiesta, aveva spiegato che dopo la tragedia era stata cambiata la procedura nei passaggi in cui si era dimostrata vulnerabile. Nel 1994, tra l’altro, Giannini era stato costretto a un ricovero con diagnosi di choc anafilattico causato dalla somministrazione dello stesso farmaco. Era stato curato e salvato sempre nell’ospedale dove poi aveva trovato la morte.
«Sono scoraggiata anche se abbiamo deciso di evitare una lunga causa civile, visto che sono già trascorsi 12 anni e di cercare una mediazione con l’azienda sanitaria locale. È chiaro che il risarcimento non ci darà il nostro caro ma ci aiuterà almeno a chiudere con questo lungo contenzioso e con la rabbia che ci ha procurato», dice la sorella della vittima.
«Il nostro è davvero un Paese strano — aggiunge — a volte si fa più attenzione a come risarcire un ladro che a riconoscere l’errore medico e pagare il danno che questo ha causato». si sfoga ancora Giannini. «Il fatto accaduto all’ospedale di Pisa è del 2015 e la famiglia è stata risarcita. Noi invece siamo stati trattati in maniera molto diversa».
L’Asl si è comunque detta decisa a risarcire, tramite l’assicurazione, questa famiglia. L’augurio è che alle intenzioni seguano fatti concreti. (s.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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