Il dolore
«Quella sera parlò solo dell’ex moglie»
Leonardo, amico del padre suicida, è separato con due figlie lontane: ho smesso di vederlo perché mi avrebbe fatto male
MONTECATINI VAL DI CECINA. «Siamo cresciuti insieme, ma per l’ultima volta l’ho visto quattro anni fa. Ci siamo ritrovati per un aperitivo e ha passato tutta la sera a sfogarsi per la situazione che aveva con l’ex moglie. Io ero come lui, separato e con la famiglia lontana: potevo anche comprenderlo, ma ho deciso di non vederlo mai più. Era aggressivo e rabbioso. Frequentarlo poteva solo farmi male».
Leonardo vive in Valdelsa e fino all’età di 11 anni abitava nello stesso condominio del padre che domenica, in un parcheggio di Montecatini Val di Cecina, si è suicidato saturando l’interno della sua auto con il gas di una bombola, tentando di uccidere il figlio di nove anni che è riuscito a salvarsi. Lo conosce bene, Leonardo, e conosce bene perfino i problemi personali che lo affliggevano: la famiglia lontana. Anche lui, infatti, si è separato dall’ex moglie e ha due figlie in Sardegna, che a causa della lunga distanza non vede con regolarità.
«Con lui ci siamo visti per l’ultima volta all’inizio del 2013 e il suo matrimonio non era finito da molto tempo – racconta Leonardo –. Era molto aggressivo e rabbioso. Aveva già tentato il suicidio e a salvarlo quella volta era stata sua sorella».
Le parole dell’amico dipingono un uomo che non riesce a dimenticare il passato. Una relazione finita male, con strascichi giudiziari che lo hanno fatto sprofondare in un baratro.
«Quella volta passò tutto il tempo, anche in macchina, a parlare dell’ex coniuge – continua Leonardo – ed è per questo che ho deciso di non cercarlo più. Sentendolo parlare ho capito di come anch’io avrei potuto ridurmi nel suo stato, solo che ho deciso di reagire accettando la realtà. Lui no: non è mai riuscito a trovare quella pace e serenità che meritava. La distanza, insieme all’inasprimento dei rapporti con l’ex moglie, lo hanno fatto impazzire. Così ha messo in atto questo progetto criminale».
L’ex vicino di casa ha conosciuto il 43enne quando era bambino. Si vedevano spesso, anche dopo il suo trasloco, visto che l’amico valdelsano ha 42 anni, uno in meno del padre suicida. Erano quasi coetanei.
«Mi ha sempre dato l’impressione di una persona un po’ aggressiva – sostiene Leonardo – ed è un tratto di un carattere complicato che forse derivava da un trauma infantile. Quando andavamo insieme ai giardinetti pubblici, ad esempio, ricordo che voleva falciare gli alberelli. Ma non lo definirei una persona violenta: nel nostro gruppo i violenti erano altri. Era un ragazzo sveglio, gli piacevano le donne e andava spesso in discoteca. Grande appassionato di motori: ricordo che in una strada strettissima mi fece un sorpasso spericolato, da brividi».
La stessa persona, però, dai colleghi viene descritta come «solare, dalla battuta pronta e molto scherzosa».
«Ho avuto modo di conoscerlo – sostiene un collega di lavoro che preferisce rimanere anonimo – e nei suoi pensieri c’era sempre quel bambino che non riusciva a vedere. Lo turbava moltissimo, ma non avrei mai creduto che potesse arrivare a tanto». Neanche Leonardo se lo aspettava, anche se dopo quegli sfoghi così aggressivi, ripensandoci, sostiene che «era nelle possibilità».
«Domenica quando ho letto la notizia sul sito del Tirreno – dice – ben prima di scoprire la sua identità mi si è accesa una lampadina e ho iniziato a ricollegare tutti i fili. Leggendo gli ultimi suoi messaggi su Facebook, in effetti, ho notato un escalation di pensieri negativi. Non si doveva arrivare a questo. Non conoscendo l’ex moglie, se non di vista, non posso sapere come si sia comportata e di come realmente fosse il loro trascorso. Di certo sono contento che quel bambino, che ho visto solo una volta sul passeggino, si sia salvato».
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