Sicurezza
L’addio a Lisanti nella culla del futuro
La camera ardente nella stanza dove formava gli specialisti
PISA. La stanza è troppo piccola per tutti, si entra un po’ alla volta, piano, con rispetto. Qualche fiore. Pochi. Semplicità, nei gesti degli amici, dei colleghi di tutta la vita, dei suoi allievi, dei suoi pazienti. Loro sì, tanti, a confrontarsi con un dolore immenso e un vuoto che sarà difficile colmare.
Cisanello, edificio 3, ortopedia. Al primo piano c’è la biblioteca. Un “pensatoio” al quale il professor Michele Lisanti teneva molto: un luogo di riflessione, di confronto. E una finestra sul futuro: della sua professione ma in fondo del mondo. Perché il suo modo di lavorare era il suo modo di vivere, di vedere il mondo, di provare a cambiarlo, in meglio, con professionalità e umanità. Accanto alla biblioteca incontrava, spesso, i suoi allievi. E lì ieri è stata allestita la camera ardente per consentire ha chi lo ha conosciuto, a chi gli ha voluto bene, di salutarlo.
Il professore, ex primario al Lotti di Pontedera, aveva scoperto di essere malato a dicembre. Ma aveva continuato a operare, a dare consigli, a gestire il reparto. Fino a quando la malattia glielo ha concesso. Domenica sera, circondato dall’affetto dei familiari, se ne è andato a soli 66 anni. «Una persona, un medico stra-competente, stra-aggiornato, non venale, anche troppo altruista», lo definisce chi ha percorso al suo fianco un lungo tratto di strada professionale, il dirigente medico di ortopedia e traumatologia di Cisanello Marco Rosati. Aveva doti personali rare: «Una grande umanità, sapeva costruire un rapporto con il paziente che andava oltre l’intervento», racconta uno dei suoi allievi, oggi dirigente medico di ortopedia a Cisanello, Enrico Bonicoli. E aveva capacità altrettanto rare sul piano professionale: «Un professionista poliedrico - continua Rosati - che si trattasse di chirurgia della mano, del piede, chirurgia tramautologica, pediatrica, protesica, metastatica: era sempre persona competente, aggiornata, equilibrata, disinteressata».
Ma c’è una cosa che, insieme a tutte queste, lo ha sempre caratterizzato: il grande impegno, l’assoluta dedizione nel trasmettere le sue conoscenze, nell’aiutare a crescere giovani ortopedici. «Aveva i suoi specializzandi, per loro ha strafatto - racconta ancora Rosati - Creare nuovi specialisti era la sua missione. Se guardiamo oggi alla geografia dei colleghi quasi tutti hanno avuto a che fare con lui e ne hanno beneficiato».
«Lotto tutti i giorni conservando il rispetto per la vita che ho sempre avuto per tutti i miei pazienti», questo diceva qualche mese fa a chi provava a sostenerlo in questa dura battaglia, come ricorda in una nota l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana. «È stato un grande chirurgo ortopedico, che ha portato avanti linee di ricerca e di innovazione nelle tecniche chirurgiche con i materiali più avanzati ma è stato soprattutto un vero medico, di quelli che mettono il paziente al centro, davanti ad ogni cosa» scrive ancora l’Azienda. Che ne ricorda la brillante carriera di primario di Ortopedia all'ospedale Lotti di Pontedera e poi, dal 2007, di direttore dell'unità di Ortopedia e Traumatologia 1 e, dal 2014 al 2016, del Dipartimento delle Malattie muscolo scheletriche-cutanee.
Cordoglio viene espresso anche dal sindaco e dall’assessore per il diritto alla salute del Comune di Pontedera, rispettivamente Simone Milozzi e Matteo Franconi.
Il funerale si terrà oggi, alle 15, nella chiesa di San Michele degli Scalzi.
Valentina Landucci
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