Sicurezza
Tra Colaninno e Rossi scontro sull’ipotesi vendite dall’Asia
PONTEDERA. Roberto Colaninno parla di aggirare gli eventuali dazi del governo statunitense vendendo la Vespa dal Vietnam. Enrico Rossi s’inalbera e dice di «stare con gli operai». Botta e risposta a...
PONTEDERA. Roberto Colaninno parla di aggirare gli eventuali dazi del governo statunitense vendendo la Vespa dal Vietnam. Enrico Rossi s’inalbera e dice di «stare con gli operai».
Botta e risposta a distanza tra il presidente del Gruppo Piaggio, intervistato dal Corriere della Sera, e il presidente della Regione Toscana col celebre scooter in mezzo a una diatriba tra due personaggi che, per motivi diversi, rappresentano molto per Pontedera.
Colaninno è l’uomo invocato più volte dal territorio come l’unico in grado di salvare una deriva economica che vede molte fabbriche dell’indotto perdere posti di lavoro. Rossi è il politico che spesso è stato invocato per fare la voce grossa proprio col numero uno di Piaggio. Ruolo che, a dire la verità, l’ex sindaco di Pontedera ha svolto a pezzi e bocconi. Più di una volta, infatti, alla domanda se avrebbe provato a chiedere un occhio di riguardo alla Piaggio per la Valdera, Rossi ha allargato le braccia. Oggi che non fa più parte del Pd reagisce in maniera veemente alle parole del presidente del Gruppo.
«Non possiamo fare la guerra all'America - ha detto Colaninno - Speriamo che si sgonfi tutto. Comunque non sono sicuro che saremo toccati. Piaggio produce le Vespe anche in Vietnam. E non è ancora chiaro se questi nuovi dazi colpiranno il marchio e i codici che identificano i prodotti o il Paese che li produce. Perché se fosse una misura contro il Paese, noi potremmo aggirarla facilmente vendendo in America le Vespe prodotte in Vietnam».
«Mi hanno colpito le dichiarazioni di Colannino, che a differenza di imprenditori più legati al territorio dice che, se non dall'Italia e dall'Europa, forse potremmo esportare dal Vietnam: come dire che insomma faremo profitti - ha spiegato ieri il governatore Rossi - Io sono invece dalla parte dei lavoratori che sono preoccupati che eventuali dazi non possano ricadere negativamente anche sull'occupazione».
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