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«Non ho mai pagato i tecnici Non c’è stata concussione»

«Non ho mai pagato i tecnici Non c’è stata concussione»

Gaetano Restivo, rinviato a giudizio per millantato credito, spiega la sua versione dei fatti Lo fa attraverso il suo legale. «I soldi erano acconti e non andavano ai dipendenti comunali»

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CASCINA. «Come ho cercato di spiegare fin dal primo momento dell’inchiesta non ho dato soldi a dipendenti comunali perché facilitassero le prime pratiche. Non c’è stata concussione».

Gaetano Restivo, il geometra cinquantenne di Cascina rinviato a giudizio per millantato credito in seguito ad una inchiesta che era nata dopo la denuncia di un cittadino che abita nell’ansa dell’Arno, tiene a precisare alcuni aspetti della vicenda che aveva creato grande scalpore a Cascina e indotto la precedente amministrazione comunale a prendere alcune decisioni riguardo l’organizzazione del lavoro di alcuni uffici e il trasferimento di alcuni dipendenti da un settore all’altro.

Nei giorni scorsi, in tribunale a Pisa, si è svolta l'udienza preliminare per fare luce sul presunto giro di tangenti pagate a dirigenti comunali di Cascina (mai identificati nel corso delle indagini disposte dalla Procura ed effettuate dalla guardia di finanza) per coprire abusi edilizi commessi sul territorio cascinese. Restivo era finito in carcere mentre si era fatto consegnare da un cliente una prima tangente (secondo l’accusa iniziale) da alcune migliaia di euro (oggi il geometra dice che quello era un acconto) che doveva servire a non far rilevare l’abuso edilizio durante un sopralluogo dell’ufficio tecnico e della polizia municipale. Il gup Eugenia Mirani ha emesso la sentenza di non luogo a procedere per il geometra comunale Piero Tani. Ma era stato lo stesso pubblico ministero Giovanni Porpora a chiederne di fatto l'assoluzione. Dalle indagini non sono emersi elementi di prova tali da dimostrare che il geometra comunale dal 2008 in poi avesse preso tangenti per "congelare" pratiche e sanzioni contro le costruzioni fuorilegge.

Luca Poldaretti, difensore di Restivo, su richiesta del cliente, ricorda che «il procedimento penale era nato per il reato di concussione nell’ambito dell’ufficio tecnico di Cascina. Era stata ipotizzata un’intesa con personaggi rimasti fantomatici e lo stesso Restivo fin dall’inizio aveva negato ogni responsabilità. Il mio cliente, come lui stesso mi chiede di spiegare – aggiunge Poldaretti – ha sempre detto di non avere commesso reati di concussione. Tant’è che è stato rinviato a giudizio per un reato meno grave di quello ipotizzato in un primo momento».

All’inizio infatti il cittadino che aveva denunciato Restivo aveva dichiarato di avere pagato quella somma al geometra perché la versasse a Tani in modo che non rilevasse l’abuso edilizio - un edificio costruito senza autorizzazioni e poi coperto con montagne di paglia - nell’ansa dell’Arno.

«Probabilmente se la vicenda fosse stata inquadrata in maniera diversa fin dall’inizio, non sarebbero state disposte misure cautelari nei confronti di Restivo», aggiunge l’avvocato Poldaretti.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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