Il Tirreno

Pontedera

La Torre salvata dai mecenati 2.0

La Torre salvata dai mecenati 2.0

I cittadini che hanno contribuito alla raccolta dei fondi hanno spiegato le motivazioni ideali alla base della scelta

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VICOPISANO. Perché avete fatto una donazione per la riapertura della Torre dell’Orologio? Le risposte non si sono fatte attendere e l’evento organizzato ieri dal Tirreno alla biblioteca di via Lante - con la presenza del direttore Luigi Vicinanza, del sindaco Juri Taglioli, del vice Matteo Ferrucci e del professor Giovanni Ranieri Fascetti - è diventata l’occasione per dare la parola ai donatori, ai mecenati 2.0, come sono stati definiti, grazie ai quali sarà possibile ridare vita alla storica Torre.

Antonio Veronese, ristoratore e dirigente Confesercenti: «Ho aderito per due motivi: per amore della Torre; e per sostenere l'amministrazione comunale, che è stata capace di avviare un processo importante».

Maria Antonietta Denaro, notaio, del Rotary Club di Cascina: «Sono cittadina vicarese da diciassette anni e sono felicissima dell'opera di recupero avviata dall'amministrazione. Come Rotary saremo sempre vicini ai progetti che tendono alla valorizzazione del paese».

Emanuele Esperiani: «Mi occupo di banche e finanza, per esperienza dico che vale la pena credere e investire in certe imprese. Viviamo in un territorio stimolante. Da ragazzino, 40 anni fa, in via Lante giocavo a pallone con gli amici. E la Torre dell’Orologio era lì, estremamente rassicurante».

Maurizio Ferrucci ha una richiesta: «Sono nato qui e qui voglio rimanere. Tutto ciò che abbellisce il mio paese per me è valido, suonavo le campane da piccolo, verso il contributo, ma una volta l'anno voglio suonare le campane».

Giovanni Niccolai, imprenditore, parla di bene comune: «Abbiamo dato un contributo io e mio fratello, due sangiovannesi. Vicopisano è il fiore all'occhiello della nostra realtà. I cittadini hanno l'oro in mano e devono sfruttarlo. L'altro giorno ho avuto a che fare con tre americani arrivati a Vicopisano per ritrovare un vecchio zio, hanno detto: "Ci dispiace venire via da Vicopisano". Sono consigliere comunale d’opposizione e sono venuto qui perché, quando si tratta di interesse generale, non esiste la politica. Mi dispiace non vedere altri esponenti di opposizione, per una cosa fatta bene tutti devono gioire. Complimenti a Matteo Ferrucci perché ha messo insieme tanti mecenati nell'interesse della nostra comunità».

Daniele Salvadori, direttore della Banca di Lajatico, ha letto un biglietto scritto dal compianto Dino Carlesi, poeta: «"Una banca ha il dovere di occuparsi di cultura”. Noi ci stiamo provando».

Giampiero Nesti guida l’Associazione Festa medievale: «Siamo attenti al bene del paese e al suo valore storico».

Carlo Palotti, giornalista: «Sono stato il primo sostenitore di questa iniziativa, sono molto orgoglioso. Vicopisano è un gioiello, la raccolta fondi ha avuto una risposta eccezionale».

Antonio Mori: «Sono nato e ho vissuto qui, la mia è stata una scelta di cuore. È stata una cosa che ho sentito subito, ogni volta che guardo la Torre dell'Orologio mi sembra di vedere qualcosa di nuovo. Per me è sempre stata un riferimento. Sogno di salirci sopra».

Chiara Taccola, dell’azienda di liquori di Uliveto: «La Torre dell’Orologio è un simbolo del tempo che scorre e rappresenta anche l’esperienza della mia famiglia, da molto tempo alla guida di un’azienda».

Giacomo Conti, proprietario di Villa Fiona: «Per due anni ho abitato davanti alla Torre e mio figlio, grazie a lei, ha imparato a leggere l'orologio».

«Io e mia moglie abbiamo adottato due scalini della Torre - dice Peter Schwenkglenks, tedesco trapiantato a Vicopisano - Stamani (ieri per chi legge, nda) mia figlia che abita a Monaco è andata al consolato italiano e ha preso il codice fiscale per adottarne un terzo».

Tommaso Silvi

Altri servizi a pag. 22 e 23

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