Lutto
«È l’attacco a un simbolo della libertà di muoversi»
Il professor Fabris analizza la decisione degli Usa di limitare le vendite dello scooter Secondo il docente di etica della comunicazione, «è un effetto del protezionismo»
PONTEDERA. Il profilo della parte anteriore di una Vespa arancione, un ciuffo di capelli che ricorda molto da vicino i capelli di Donald Trump sistemati sopra il fanale, la Statua della Libertà sullo sfondo e una scritta in inglese che in italiano suona così: nessuno può darti quel senso di libertà come Vespa. È la risposta che Piaggio ha dato sul suo account di Facebook all’eventualità che il governo statunitense applichi dazi del 100% sul suo modello di punta. «È la reazione di un simbolo di libertà alla costrizione che un personaggio come Trump vuole imporle», spiega Adriano Fabris, docente di etica della comunicazione all’Università di Pisa e relatore di tesi sugli spot di Piaggio.
Un concetto che ricorda la celebre pubblicità...
«Già, “ Chi Vespa mangia le mele”, col frutto del peccato e della ribellione alle imposizioni collegato al veicolo che ha rivoluzionato il concetto di libertà, ma anche di superamento delle barriere tra uomini e donne. Che l’Italia ha semplicemente anticipato anche grazie alla Vespa. Per molte donne lo scooter della Piaggio ha rappresentato il primo veicolo per spostarsi e rendersi indipendenti».
Si riferisce al film “Vacanze Romane”?
«Attraverso quel film è Audrey Hepburn che, in un certo momento, guida la Vespa, mentre Gregory Peck sta seduto dietro. Gli americani hanno compreso il concetto di libertà legato alla mobilità grazie a quelle scene, legate a Roma, all’Italia e alla Piaggio».
Come si spiega, allora, la mossa di Trump d’imporre dazi sullo scooter per antonomasia?
«Dopo anni in cui ci è stato detto che i mercati sarebbero stati sempre più aperti, ora si apre una fase di protezionismo con le scelte del neo presidente americano. E in tempi di protezionismo si colpiscono i simboli. Quello di Trump non è un attacco alla Piaggio, ma all’Europa».
E quale dovrebbe essere, allora, la risposta?
«Servirebbe che l’Unione Europea prendesse posizione in maniera forte e autorevole. Anche perché non è solo la Vespa nel mirino, ma tanti prodotti simbolo di vari Paesi del Vecchio continente. Ma sappiamo tutti i problemi che sta attraversando l’Europa e non mi aspetto forti reazioni».
Quindi la Vespa è destinata a subire questo attacco che prima di essere economico è simbolico?
«Per ora il presidente Donald Trump ha minacciato spesso di usare il pugno di ferro rispetto a molte situazioni. Ma non sempre è andato fino in fondo. Credo che, anche in questo caso, abbiamo voluto verificare il tipo di reazione della controparte. Magari farà come in altre circostanze in cui, alla fine, si è andati a una mediazione».
Andreas Quirici
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