Il Tirreno

Pontedera

Simulano furto di pellame: scoperti e denunciati in tre

Padre, figlio e zio, commercianti di Ponte a Egola, lo avevano venduto a una conceria a prezzo di costo, poi ne aveva denunciato la sparizione

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PONTE A EGOLA. Hanno acquistato un carico di pellame per un valore di circa 70mila euro, lo hanno venduto ad una conceria al prezzo di costo e subito dopo ne hanno denunciato il furto, pronti ad incassare il risarcimento dell’assicurazione. Ma il piano non è riuscito: i carabinieri della compagnia di San Miniato lo hanno mandato in fumo con il loro intervento. Tre commercianti di Ponte a Egola, che il 18 marzo avevano denunciato un furto nella loro azienda, sono stati scoperti. Ora padre, figlio e zio sono stati denunciati per simulazione di reato e rischiano di esserlo anche per il reato di tentata truffa quando l’assicurazione, che non ha pagato il risarcimento, presenterà la querela nei loro confronti.

Le indagini sono iniziate dopo che i carabinieri della compagnia di San Miniato, comandata dal capitano Antonio Trombetta, sono intervenuti nell’azienda del settore conciario per il sopralluogo di furto. Segni evidenti di effrazione agli infissi non ne hanno trovati, ma il legale rappresentante della ditta (intestata al figlio dopo che per lungo tempo era stata del padre) aveva spiegato, che a suo avviso, i ladri potevano essere passati da una finestra che era stata danneggiata ed era rimasta aperta.

Uno dei militari, pur senza farlo presente nella fase iniziale dei controlli, si era ricordato - così è stato spiegato - che quella finestra era stata danneggiata in precedenza e che lui l’aveva vista nelle stesse condizioni in occasione di un precedente sopralluogo.

Le telecamere poi erano state orientate dai presunti ladri nella direzione opposta a quella che avrebbero dovuto avere per svolgere al meglio la loro funzione. Convinti che qualcosa non tornasse nella ricostruzione del furto che i tre commercianti avevano fornito, i militari li hanno sentiti più volte e hanno effettuato una serie di riscontri arrivando alla conclusione che il furto da 70mila euro non c’era stato. I tre, una volta messi di fronte alle bolle e alle fatture che erano state emesse per vendere il pellame nei giorni precedenti al furto, avrebbero ammesso quello che era realmente accaduto. Le pelli sono state ritrovate e il tentativo di truffa, rispetto a cui è estranea l'azienda che ha acquisito le pelli, è stato smascherato.

Il settore delle concerie è stato colpito da alcuni furti di pellame di diversa entità. Per contrastare il fenomeno una strada può anche essere quella di capire se dietro i raid o presunti tali si nascondano situazioni anomale. Vale a dire se siano solo un tentativo per incassare soldi ai danni delle assicurazioni.

Sabrina Chiellini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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