Il dolore
«Senza vestiti e assistenza legale»
“La Tinaia”: la verità dai verbali della commissione parlamentare d’inchiesta sull’accoglienza dei migranti
CASCINA. La verità sulla gestione dell’agriturismo “La Tinaia” trasformato, un anno fa, in centro d’accoglienza per migranti richiedenti asilo emerge dai verbali della commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema dell’accoglienza che il 20 febbraio scorso è stata in missione in provincia e ha visitato i centri di Cascina e San Giuliano. Se è difficile capire quanti migranti trovino alloggio nella struttura nella campagna di Santo Stefano a Macerata (72 il giorno dell’arrivo della commissione, oggi più di 90), non mancano le anomalie nella gestione, riscontrate dai parlamentari. Secondo il Comune che ha emesso un’ordinanza ravvisando presunti abusi edilizi per i quali chiede il ripristino dei luoghi a seguito degli interventi edilizi realizzati, il centro non può accogliere più di una ventina di migranti. La prefettura ha chiesto ai vigili del fuoco di Pisa di fare una valutazione della capienza della struttura. Secondo questi ultimi (a loro volta hanno indicato alcune prescrizioni da seguire per la messa in sicurezza) “La Tinaia” può ospitare fino a 72 persone. Le presunte irregolari riguardano carenze documentali, la realizzazione della cucina in spazi destinati a magazzini e la mancata verifica dell’idoneità alloggiativa dei locali abitativi rispetto al numero degli ospiti rischiano di passare in secondo piano per questioni politiche legate all’emergenza profughi. Come è noto, la proprietà (riceve un affitto per 60mila euro all’anno) ha presentato ricorso al Tar contro l’ordinanza comunale (ritenuta illegittima e infondata) e la prefettura di Pisa si è costituita in aiuto del privato ritenendo di primaria importanza l’accoglienza.
Cesare Merciai, legale rappresentante di “Gestione Immobili”, che ha preso in affitto l’agriturismo, ha detto ai parlamentare che il centro, a suo avviso, potrebbe ospitare fino a 79 persone. Un dato che conferma in ogni caso il sovraffollamento della struttura, che tra l’altro oggi ne accoglie molti di più. In caso di un incidente, come purtroppo sono capitati in altri centri, la ricerca delle responsabilità diventerebbe un obbligo anche morale.
Gli ospiti, sentiti dai componenti della commissione di inchiesta, hanno dichiarato che non sempre ricevono una adeguata assistenza legale e un aiuto per ricostruire la loro documentazione da presentare in questura. Hanno detto poi che non svolgono alcuna attività esterna che possa facilitare la loro integrazione: aspetto questo che i residenti hanno denunciato dal primo momento in cui è stato aperto il centro. Non hanno una corretta distribuzione dei vestiti secondo le esigenze della stagione. Non sono poche le ombre per un centro che impiega risorse pubbliche (35 euro al giorno per persona). Trenta i posti stabiliti per “La Tinaia” in base all’aggiudicazione della gara della prefettura. Merciai ha dichiarato (all’inizio del 2016) di avere l’ok del Comune per tutti i requisiti necessari per l’accoglienza (i posti dichiarati da Merciai nella fase di avvio del bando erano 60). Dei servizi di accoglienza veri e propri si occupa l’associazione interculturale Sans Frontiere di Viterbo di cui è legale rappresentante una cittadina del Congo che risulta svolgere attività di volontariato (fatto già accertato dai carabinieri un anno fa). Non è chiaro insomma se percepisca un compenso: alla commissione non sono stati forniti dettagli su fatture e listino prezzi in merito alle figure professionali che mette a disposizione. In sostanza, “Gestione Immobili”, oggi confluita in “Oltreilmare srl”, fornisce solo un supporto logistico, si occupa di erogare il pocket money ai migranti e della produzione pasti, gestita in economia nella cucina del centro e affidata a uno straniero a cui è stata riconosciuta la protezione internazionale. Un altro aspetto non è sfuggito alla commissione parlamentare: Merciai sarebbe entrato nel settore dell’accoglienza mettendo a dispozione una struttura, l’agriturismo, di fatto gestito da altri. Ma senza una esperienza specifica anche se il bando della prefettura prevedeva una comprovata esperienza in ambito Sprar o in progetti di accoglienza destinati a richiedenti protezione internazionale o nella gestione di emergenze dell’immigrazione.
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