Il Tirreno

Pontedera

A soli 9 anni è già un bullo violentissimo

di Cristiano Marcacci
A soli 9 anni è già un bullo violentissimo

Abusi, molestie e minacce con un coltello Una bimba di colore è finita all’ospedale

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PONTEDERA. A nove anni è già un bullo violentissimo. Dal maggio 2015 sta terrorizzando un’intera classe e mezza scuola elementare, ma nessuno interviene. Nelle settimane scorse ha addirittura mandato all’ospedale una compagna, che a causa di un violento trauma cranico riportato soffre tuttora di alcune conseguenze per le quali è in corso un’articolata serie di accertamenti specialistici.

Succede in una primaria di un istituto comprensivo della Valdera. Nonostante i numerosi esposti presentati dai genitori dell’alunna più di altri nel mirino, una bambina di colore adottata da una coppia di italiani (ripetutamente offesa per il colore della pelle), e dalla quasi totalità delle famiglie della classe, la situazione peggiora di settimana in settimana. Il bambino in questione sta studiando da teppista e malvivente incallito: durante le lezioni e la ricreazione volano calci e pugni, improvvisi e gratuiti senza che ci sia stato precedentemente un litigio, anche in pieno viso e nelle parti intime. Oppure, ricatti per avere la merenda degli altri (“Dammela sennò ti ammazzo”). E poi sputi, spintoni, urla e oggetti di vario tipo lanciati contro i compagni: gessi, astucci, pastelli e tutto quello che il teppistello si può ritrovare per le mani in quel momento. Ma non solo, a mensa avviene di peggio. Come ci racconta e ha scritto più volte (a dirigente scolastico e Ufficio scolastico regionale) la madre di una delle bimbe, «per due volte, durante il pasto, lui si è rivolto a mia figlia puntandole un coltello (di metallo e non di plastica come forse dovrebbe essere trattandosi di una scuola elementare) di fronte agli occhi e minacciandola di morte. Sono stati i primi episodi che, più di tutti gli altri, l’hanno spaventata tantissimo. Fino a quel punto i sentimenti provati erano rabbia e fastidio, ma dopo è subentrata la paura, a tal punto da chiedere di cominciare a chiedere classe o, addirittura, scuola».

Ma la madre non vuol cedere. Non vuole abbassare la testa di fronte ad una situazione assurda, con un bimbo di nove anni che tiene in scacco un’intera scolaresca e per il quale non sono stati presi provvedimenti. «Purtroppo - ci dice la mamma - i suoi genitori hanno sempre minimizzato. Un giorno suo padre mi disse: “Lui è così, ha un carattere deciso, le stesse cose le fa anche a casa”. La prima lettera-denuncia arrivata sulla scrivania dell’allora dirigente scolastico dell’istituto comprensivo risale al maggio 2015. Caduta assolutamente nel vuoto. I problemi si ripresentano puntualmente, e in modo più grave, alla riapertura delle scuole. Passano i mesi e il disagio in classe aumenta. Alla madre che per prima ha denunciato si associano le altre famiglie: il secondo esposto al preside, che porta la data del 5 marzo 2016, è stavolta firmato da trenta genitori: «I nostri figli - venne sottolineato - riferiscono che il loro compagno di classe manifesta sempre più spesso atteggiamenti aggressivi e violenti nei loro confronti, diversi dei quali compiuti anche in presenza dei docenti, che ne hanno dato conferma durante i colloqui avuti coi genitori». Abbastanza stupefacente la risposta del preside: «Questo istituto, al corrente della situazione - scriveva il dirigente scolastico il 23 marzo 2016 - si era già adoperato per trovare ogni possibile soluzione. La situazione viene monitorata costantemente dal sottoscritto anche attraverso interventi personali o della sua collaboratrice nella classe interessata. I genitori dell’allievo protagonista di tali episodi sono stati più volte contattati dalle insegnanti e dal sottoscritto affinché si rendessero responsabili del comportamento del proprio figlio».

Nonostante il “monitoraggio” di cui parlava il preside, il comportamento del bambino-bullo assume i contorni della pericolosità reale per chi gli sta intorno. E quattro genitori lo fanno mettere nero su bianco ad un avvocato, che scrive non solo al dirigente scolastico ma anche all’Ufficio scolastico regionale e al Ministero dell’Istruzione. «Si tratta - scriveva il legale nel giugno 2016 - di molestie esplicite gravi, che, oltre a calci, sputi, eruttazioni sul viso, denigrazioni a sfondo razziale, spintoni e prese in giro, si sono nel tempo concretizzate anche con aggressioni fisiche violente, tra cui il tentato soffocamento e l’utilizzo di oggetti pericolosi (come forbici e coltelli)».

Al rientro dalle vacanze, lo scorso settembre, il preside non c’è più. È saltato, l’Ufficio scolastico regionale lo ha sostituito, ma disagio e terrore rimangono lo scenario della classe. Nemmeno il nuovo dirigente scolastico ha finora messo in atto interventi risolutivi. Nel novembre 2016 l’avvocato scrive di nuovo segnalando che le molestie sono diventate anche di natura sessuale: «Il bambino in questione ha cominciato a palpeggiare le parti intime di diverse bambine, simulando l’intento di tirare giù i pantaloni. In un’occasione, per ottenere silenzio e sottomissione, avrebbe detto ad una compagna: “Se parli e lo racconti a qualcuno, ti uccido”».

Da mesi la situazione era sul punto di degenerare. Ed è accaduto il 21 febbraio scorso, quando la bambina di colore, ripetutamente al centro delle “attenzioni” del baby bullo, finisce al pronto soccorso. Ce la porta sua madre dopo che da scuola la chiamano perché sua figlia ha urtato con la testa contro lo spigolo di un banco in seguito alla caduta causata da un violento spintone del bambino (episodio peraltro avvenuto durante la ricreazione e in assenza dell’insegnante). «Dopo la visita - racconta la mamma - mia figlia viene dimessa con una prognosi di sette giorni per trauma cranico non commotivo. 48 ore dopo, però, comincia a star male e ci preoccupa molto. Non riusciva a stare in piedi correttamente, sbandava e aveva un forte mal di testa. All’ospedale Lotti decidono quindi di ricoverarla per una notte disponendo poi una serie di accertamenti specialistici».

È assai probabile, a questo punto, che i genitori lanceranno un ultimatum al preside. L’alternativa potrebbe essere quella di spostare la vicenda sui binari della procedura penale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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