Finanza
Stella Maris, il giudice sospende altri operatori
Intanto l’avvocato Guardavaccaro, difensore di uno degli assistenti, contrattacca «Nei video niente percosse, al massimo è ipotizzabile l’abuso di mezzi di correzione»
FAUGLIA. Salgono a nove gli operatori sospesi dal servizio nella struttura di Montalto della Stella Maris. Il Gip Elsa Iadaresta, dopo gli interrogatori delle scorse settimane, ha sciolto la riserva per gli ultimi due operatori (un uomo e una donna, uno dei quali risiede a Livorno e l’altro in provincia di Pisa) che risultano indagati e per i quali ancora non c’era stata una decisione da parte del tribunale. I provvedimenti richiesti dalla Procura - l’indagine è affidata al pubblico ministero Paola Rizzo - sono stati motivati dalla necessità di mettere fine a più episodi che sarebbero avvenuti nell’istituto di riabilitazione di Montalto della Fondazione Stella Maris, che ha la sua sede principale a Calambrone. L’indagine, al di là di quelle che potranno essere le responsabilità penali dei singoli indagati, ha portato alla luce - i carabinieri del comando provinciale di Pisa hanno utilizzato una telecamera per documentare la vita nella struttura, in particolare in uno dei due refettori - una serie di anomalie rispetto al trattamento educativo e di riabilitazione riservato ai disabili. Da quanto è emerso sono stati appurati reiterati episodi di rilevanza penale, maltrattamenti, vessazioni gratuite, compiute ai danni di persone disabili, che non sono nella condizione di difendersi e spesso nemmeno di esprimersi. La misura cautelare della sospensione dal servizio è stata emessa prima per quattro educatori, per i quali la Procura aveva chiesto gli arresti domiciliari, e poi anche per gli altri cinque assistenti che sono finiti sotto inchiesta.
L’avvocato Francesco Guardavaccaro, che difende uno dei giovani assistenti raggiunto dai primi provvedimenti di sospensione dal lavoro, ha già depositato un ricorso al tribunale di Firenze contro l’ordinanza del Gip Iadaresta, in cui chiede la revoca della misura o l’attenuazione della durata della sospensione riducendola ad un mese. I video che la Procura ha messo a disposizione dei difensori «non raccontano di episodi di percosse vere e proprie. Le botte non si vedono, insomma», dice l’avvocato che in passato è stato anche presidente della Fondazione Stella Maris. Nel fotogramma che pubblichiamo, per esempio, si fa riferimento ad un episodio avvenuto nel refettorio in cui uno degli ospiti, secondo le accuse, viene preso per il cappuccio e poi cade senza poi avere la necessaria attenzione da parte dell’operatore.
«Fare assistenza ai disabili della struttura di Montalto non è facile – dice il legale – si tratta di uomini con disabilità neuropsichica molto grave, a volte sono anche violenti. Ma spesso il personale non ha la preparazione e la formazione necessaria per occuparsi di questi pazienti». L’ausiliario di Cascina difeso dall’avvocato Guardavaccaro era stato assunto, con contratto a termine, per lavorare nell’ospedale di Calambrone. «All’improvviso è stato trasferito a Montalto senza ricevere alcuna formazione – spiega l’avvocato – senza avere dunque una preparazione specifica». Quando ha cominciato a lavorare a Fauglia ha guardato come si comportavano altri operatori, questa la difesa. «A mio avviso le responsabilità vanno cercate altrove e non certo nel lavoro degli educatori che, dalle immagini che ho potuto vedere, non potranno essere accusati di atti di violenza. Si potrà discutere sui metodi di correzione. A mio avviso più che di maltrattamenti veri e propri di potrà ravvisare il reato di abuso dei mezzi di correzione», aggiunge il legale che si appresta a compiere indagini difensive cercando di verificare le condizioni di lavoro degli operatori e se c’è stato un controllo da parte dell’Asl e del Comune sulla struttura che presenta non pochi punti deboli rispetto anche a semplici interventi di manutenzione. L’indagine è partita dalla denuncia di una famiglia dopo che il figlio disabile era tornato a casa più volte con lividi e anche con un dente rotto. I carabinieri, servendosi di una telecamera, hanno documentato per mesi quello che avveniva nella struttura. Alla fine è emersa, stando alle accuse, una realtà non all’altezza del valore scientifico della Fondazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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