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le immagini inviate attraverso i social con l’applicazione viber

Chiedono foto hard a ragazzina: denunciati

Chiedono foto hard a ragazzina: denunciati

PISA. Confinati in una realtà virtuale ovattata dove pensano di essere protagonisti nell’ombra, si accorgono che esiste un mondo reale solo quando alla porta arrivano gli uomini in divisa. E quando...

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PISA. Confinati in una realtà virtuale ovattata dove pensano di essere protagonisti nell’ombra, si accorgono che esiste un mondo reale solo quando alla porta arrivano gli uomini in divisa. E quando bussano lo fanno a causa degli effetti delle incursioni online di chi ritiene di rimanere al riparo dalle conseguenze delle sue azioni solo perché si muove ed esiste solo attraverso la tastiera di un pc o di un cellulare.

L’ultimo anello di una catena in perenne aggiornamento è la denuncia da parte della polizia postale pisana di due minorenni per adescamento minorile e detenzione di materiale pedopornografico.

Entrambi sono accusati di aver chiesto e ottenuto, calcando poi la mano sull’ulteriore invio di immagini, una serie di foto a luci rosse a una ragazzina di nemmeno 14 anni.

Un gioco a distanza cominciato con la curiosità degli adolescenti, con qualcosa di più di una buona dose di malizia.

Pesante per i contenuti, grave per la piega che ha preso quando la minore non voleva più prestarsi alla triangolazione sui social ricevendo velate minacce. Loro avevano in mano materiale sufficiente per farla vergognare di fronte a una platea di sconosciuti. E poi si sa come vanno queste cose nel mare magnum del web. Alla fine incappi in uno che ti conosce e il passaparola sui social diventa pubblico ludibrio.

Prima si è convinta a dire basta dentro di sé. Poi ha scelto di affidarsi ai genitori per uscire da una gabbia psicologica fatta di sms e immagini private passate in altri telefoni. Una leggerezza che non ha saputo calcolare quando poi la situazione da scherzo è diventata morbosa.

WhatsApp e, soprattutto, il redivivo Viber, applicazione andata un po’ in disuso ma, al contrario, tornata in auge tra gli adolescenti. Erano le chat all’interno delle quali i tre ragazzi (i due denunciati vivono fuori provincia, mentre la ragazzina nel Pisano) si scambiavano messaggi e foto dopo essersi conosciuti su Facebook. Il primo passo di un contatto capace di riservare sgambetti e trappole. La polizia postale ha impiegato poco per risalire agli autori delle richieste hard. E una volta individuati li ha denunciati alla Procura del Tribunale per i Minorenni.

La polizia postale e delle comunicazioni consiglia di non concedere l’"amicizia" sui social network a persone che non sono conosciute anche nella vita reale; configurare le proprie pagine social in modo tale da renderle "invisibili" agli sconosciuti; in ogni caso, viene sconsigliato di inviare immagini a sfondo sessuale anche quando si tratta di persone conosciute e a noi intime. Il brivido iniziale rischia di trasformarsi in lacrime.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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