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Confiscate quote societarie di aziende della provincia di Pisa
Secondo gli inquirenti di Crotone le attività dell’imprenditore Cavarretta sono espressione economica della cosca Arena. I primi sequestri erano stati effettuati durante l’estate scorsa, ora l’epilogo
VICOPISANO. Beni mobili, immobili, disponibilità finanziarie e partecipazioni societarie per un valore di circa ventuno milioni di euro sono stati confiscati dai finanzieri della compagnia di Crotone all'imprenditore Anselmo Cavarretta, ritenuto collegato alla cosca Arena di Isola Capo Rizzuto, al quale è stata applicata anche la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, già condannato a sette anni in quanto, secondo gli inquirenti, lui ed alcune persone a lui vicine si sarebbero prestate ad una serie di artifizi giuridici per sottrarre alla normativa in materia di prevenzione patrimoniale i beni della società "Catarsi Marine srl" ed un prezioso terreno di Le Castella a Crotone.
Questa volta tra i beni confiscati, dopo alcuni sequestri avvenuti in precedenza, ci sono anche quote societarie di aziende della provincia di Pisa, che hanno sede a Lugnano e Vicopisano.
I provvedimenti, emessi dal Tribunale di Crotone (Ufficio misure di prevenzione), sono giunti a conclusione di indagini patrimoniali coordinate dal capo della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri, dall'aggiunto Vincenzo Luberto e dal pm Domenico Guarascio.
Cavarretta, secondo l'accusa, si sarebbe inserito nell'economia legale favorito da soggetti intranei alla 'ndrangheta, utilizzando ingenti liquidità finanziarie frutto di proventi illeciti derivanti da contributi statali, europei e rimborsi Iva, erogati a imprese commerciali riconducibili, direttamente o indirettamente, allo stesso imprenditore.
Tra i beni confiscati figurano diversi esercizi commerciali organizzati in compagini societarie a responsabilità limitata, operanti nel settore turistico, alberghiero, di ristorazione e bar. Ci sono anche numerose quote societarie, relative ad imprese operanti non solo nella provincia crotonese ma anche a Milano, Firenze, Parma, Pisa e Vibo Valentia.
Il Tribunale di Crotone, nel decretare il sequestro dei beni - il cui valore complessivo è stimato, come dicevamo, in circa ventuno milioni di euro - aveva fissato la discussione sul merito della proposta ai fini delle autonome valutazioni circa la confisca, epilogo finale del presunto arricchimento “illecito”.
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