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Pontedera

Spariti i soldi dei clienti, consulente a processo

Spariti i soldi dei clienti, consulente a processo

Quinto procedimento contro la professionista cinquantenne di Cascina che è accusata di aver trattenuto il denaro da versare per tasse e contributi

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CASCINA. Ha provocato una valanga di debiti che, però, hanno travolto altri. I suoi clienti. E ora gli effetti di quelle che per l'accusa sono una miriade di appropriazioni indebite si trasformano in processi. Il quinto è entrato nel vivo ieri mattina davanti al giudice Anna Fabbricatore.

Lei è Ilaria Navarria, 50 anni, di Cascina, all'epoca dei fatti con studio a Casciavola. Non è una commercialista. Mai iscritta all'ordine. È una consulente tributaria che nell’arco di poco meno di dieci anni, stando alla Procura, ha trattenuto centinaia di migliaia di euro di chi si fidava di una professionista incaricata di pagare tasse e contributi di privati e aziende.

Nel processo di ieri mattina le parti civili, assistite dall'avvocato Carlo Porcaro D'Ambrosio, erano un'imprenditrice e un dentista pisani per un conto totale di circa 70mila euro. Soldi versati che sono diventati un debito per gli incolpevoli clienti della Navarria (difesa dallo studio Carloni) rinviata a giudizio per la quinta volta per appropriazione indebita aggravata. La prima e finora unica sentenza risale al febbraio 2015 e fissa in 14 mesi, con la condizionale, la pena inflitta alla consulente. Cambiano solo i nomi e gli importi nelle storie che hanno un'unica sceneggiatura: i soldi che dovevano finire all'erario sono rimasti nelle tasche della professionista. Di sicuro non sono stati usati per pagare le imposte, Iva e i contributi previdenziali di imprenditori e professionisti.

Il periodo arriva fino al 2012. All'arrivo delle cartelle esattoriali per i tributi non versati, la professionista avrebbe preso l'impegno di pagare di tasca sua ciò che non aveva saldato dopo aver ottenuto la fiducia dei clienti. Scadenze tributarie e versamenti contributivi che i clienti pensavano di aver saldato dopo aver dato i soldi all'imputata e che, invece, non erano mai stati onorati. E quando sono arrivate le comunicazioni, anche sotto forma di intimazioni al pagamento da parte di erario e casse previdenziali, i due clienti dello studio hanno scoperto di essere diventati debitori incolpevoli e, soprattutto, inconsapevoli. Il processo penale servirà alle parti civili a risparmiare almeno sanzioni e interessi sui soldi che devono allo Stato che, anche in presenza di un raggiro di cui è provata l'assenza di responsabilità delle parti offese, rivuole comunque il capitale. (p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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