Il Tirreno

Pontedera

Piano di controlli negli appartamenti sovraffollati

Piano di controlli negli appartamenti sovraffollati

È una delle idee emerse dal Caffè Tirreno alla stazione Tra proteste per lo spaccio ed eventi per l’integrazione

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PONTEDERA. Quartiere stazione, zona di frontiera della città dove s’intrecciano storie di passaggio e vicende di tradizione. Un’area su cui si discute da anni con al centro un tema su tutti, l’integrazione dei vari stranieri presenti con le persone nate e cresciute qui. E che difficilmente si esaurisce in una mattinata di confronto come quello fatto ieri al bar Marianelli che gentilmente ha ospitato il Caffè Tirreno, l’iniziativa del nostro giornale per incontrare settimanalmente i cittadini dei vari quartieri di Pontedera. Un punto di partenza è il problema del sovraffollamento negli appartamenti della zona. «Basterebbe che il Comune facesse un censimento di chi vive nelle case del quartiere – spiega Mario Mazzinghi – Questo eviterebbe anche problemi come quello capitato nel mio condominio, dove abbiamo pagato mille euro in più di assicurazione per lavori di manutenzione».

Convivenza difficile. Uno che vive da vicino queste difficoltà è Marco Fantozzi, amministratore di vari condomini in zona: «Ho problemi a far rispettare le regole, perché spesso mi trovo a parlare con chi non capisce o non vuol capire che l’integrazione passa anche da norme che vanno osservate». In realtà, l’amministrazione comunale prova ad affrontare questo tema, come spiegato da Floriano Della Bella, consigliere comunale del Pd che abita nel quartiere: «Ogni tanto i controlli vengono fatti, ma è un’attività che si scontra anche con le responsabilità di chi affitta e che non verifica quante persone vivono nel suo appartamento».

Fronte culturale. Piuttosto, secondo il presidente della consulta, Paolo Calloni, «l’intervento pubblico deve avvenire, e avviene, sul fronte culturale. Organizziamo eventi in strada per presidiare le piazze e il luoghi di aggregazione e favorire l’incontro tra le varie anime del quartiere. Qui il 25% degli abitanti è straniero, contro l’8% per esempio della Bellaria. Da qui si capiscono le difficoltà legate all’integrazione».

Recinzione anti spaccio. Spesso è un problema di percezione del pericolo che per molti cittadini diventa evidenza come lo spaccio ai giardini davanti alla Coop. «Io vivo bene qui – ammette Paolo Minuti – Ma è chiaro che in quei giardini lo spaccio c’è. La soluzione sarebbe quella di chiudere il parco giochi con una recinzione com’è stato fatto ai giardini Bella di Mai in centro».

Più controlli. Perché la microcriminalità ha un peso sulla vita delle persone. Lo sa bene Alessandro Marianelli, titolare dell’omonimo bar che ha ospitato la nostra iniziativa: «Finché il bar rimane aperto la situazione non è tragica. L’Esercito alla stazione ha risolto parecchi problemi. Ci vorrebbe però un ufficio mobile della polizia. La notte ci dicono che si verificano delle risse». Un tema che ha coinvolto anche Peng Deyu, uno dei gestori cinesi del bar Ilenia di via Primo Maggio. «Abbiamo chiesto un incontro al sindaco. È vero che nel nostro bar vengono stranieri ma come facciamo a mandarli via? Le forze dell'ordine devono fare più controlli. Invece vengono, vediamo uscire certe persone ma il giorno dopo ritornano come se non fosse».

Sicurezza e degrado. Al Caffè Tirreno di ieri anche il consigliere comunale della lista civica Indipendente, Alessandro Puccinelli: «È una buona iniziativa, sono venuto per capire quali potevano essere le richieste dei cittadini». La sicurezza è al primo posto, come dimostrano le parole di Veronica Mazzinghi: «Mio figlio, che ha 14 anni, deve chiamarmi quando arriva in via Primo Maggio così calcolo quanto impiega per arrivare a casa. E se non è arrivato nel tempo giusto lo vado a cercare». Dall’insicurezza al degrado, passando per i rifiuti, un problema che Gimmy Scatassa, proprietario di una sala giochi ha chiesto al Comune di risolvere: «Basterebbe qualche cestino in più. Ma ancora non è stato fatto niente».

Sempre gli stessi problemi. Anni fa esisteva una commissione paritetica all’interno della consulta che provò ad affrontare i problemi del quartiere. «Raccogliemmo centinaia di firme, ma sono servite a poco – racconta Aldo Sardelli – Le problematiche sono sempre più o meno le stesse». Un intervento migliorativo è stato fatto in via Dante. «Bello, per carità – sottolinea Marzio Marconcini, titolare di una lavanderia – Ma appena si gira l’angolo, in via del Risorgimento, si trova sporcizia, degrado e, di notte, prostituzione».

La scuola-bottega. E parlando d’interventi di recupero, il tatuatore Michele Berretta, ha una proposta per l’ex Ipsia, caduto nel degrado: «Perché non ne facciamo una scuola-bottega, in cui fare corsi professionali per attività creative e innovative, ma al tempo stesso realizzare spazi dove vendere i vari prodotti realizzati dagli studenti-artigiani?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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