Il Tirreno

Pontedera

«Mi costringeva a fare sesso in cambio del cibo per la bimba»

di Mario Neri
«Mi costringeva a fare sesso in cambio del cibo per la bimba»

In tribunale il racconto di una donna picchiata per due anni dall’ex compagno di fronte alla figlia Il 46enne accusato di violenza sessuale e maltrattamenti. «Mi ha fatto camminare su sassi appuntiti»

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PONTEDERA. Non gli bastava offenderla, umiliarla, picchiarla. Una sera d'estate Mary s'è trovata costretta a percorrere la sua via crucis. Doveva dimostrargli il suo amore, le diceva lui. Doveva certificare la sua sottomissione, ha capito lei, oggi, a tre anni dalla fine della sua prigionia.

Si sentiva prigioniera, di se stessa, ma anche «onorata» delle promesse di lui («Perdonami, aiutami a uscirne»), immobilizzata dalla paura o dai sensi di colpa per la figlia, a cui avrebbe voluto dare un padre. «Sì, avevamo litigato un'altra volta, signor presidente. Lui era furioso, un mostro. Mi fece percorrere il sentiero che portava alla villa a piedi nudi. E non era d'asfalto né sterrato, ma crepitante di ciottoli appuntiti, le pietre mi ferirono, caddi, mi rialzai, ero insanguinata. Fu una via crucis. E a un certo punto anche lui si tolse le scarpe, voleva dimostrarmi che soffriva con me, la mia punizione era la sua». Mary (il nome è di fantasia) oggi sembra aver piena consapevolezza della sua storia di compagna e madre violata. Riavvolgere il nastro non è facile, i flashback nel suo discorso, ogni tanto, si accavallano. Ha chiesto una pausa al giudice Pietro Murano e al pm Flavia Alemi.

Il suo ex, il maschio-padrone che per mesi l'ha tenuta ostaggio di un ricatto, adesso è lì davanti a lei, al banco degli imputati, accusato di averla pestata, costretta a fare sesso in cambio dei soldi con cui comprare da mangiare alla figlia piccola, maltrattata di fronte a lei, richiusa in casa.

«Ci siamo conosciuti in una sala da ballo. Lasciai il mio lavoro per lui. Mi propose di aprire un locale, ero separata, sapevo che sarebbe stata una scommessa. Il mio ex marito non mi passava gli alimenti, dovevo accudire la bimba. Ma ci provai, per qualche mese è andata abbastanza bene, poi...»

Violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia, lesioni, violenza privata: sono questi i capi di accusa di cui dovrà rispondere il 46enne residente nella provincia di Pisa che l'ha picchiata e violentata per mesi fra il 2012 e il 2013. Comincia tutto pochi mesi dopo il primo incontro, in una sala da ballo. Sono entrambi artisti e la loro unione all'inizio si fonda soprattutto su questo. Ma poi piano piano le premure di lui diventano ossessione, le divergenze liti furiose, le parole chiodi, la passione violenza.

«Una volta eravamo al locale - racconta lei - avevo sbagliato un'operazione. Diventò una furia, succedeva sempre quando beveva e si faceva di cocaina. Mi portò di forza nel piazzale, mi fece cadere trascinandomi sulla ghiaia». Mary si rialza con i vestiti strappati, una coscia ferita, un'ambulanza l'accompagnerà in ospedale. Il suo primo codice rosa. Perché con il suo ex ne ha collezionati parecchi, troppi. «A casa, un'altra volta, fu mio fratello a chiamare i carabinieri. Mi aveva appena riempita di botte. Ma lui capì e quando suonarono al campanello ci minacciò, se avessimo parlato sarebbe stato l'inferno. Io mi nascosi nel letto, la coperta tirata su fino al viso. I militari si affacciarono senza avvicinarsi, c'era solo la luce di una abajour, non videro che avevo il viso insanguinato». Un'altra ancora è un brigadiere a trovarla sulla strada, vicino all'azienda, sconvolta, agitata, impaurita. «Denigrava tutto quello che facevo. Mi dava botte, a volte mi prendeva per il collo, come per strozzarmi, anche di fronte alla bambina, ero piena di lividi, fuori e dentro. Ero completamente soggiogata, oggi lo so. Mi aveva tolto tutto. Non voleva neppure che tornassi a fare il mio lavoro, non avevo più l’indipendenza economica. Ma avevo la bimba di nove anni, dovevo comprarle i libri, perfino da mangiare. Lui si rifiutava di darmene. Mi costringeva a fare sesso. Oggi mi detesto per questo, allora credevo che fosse una sorta di prova, “Ti fortificherà”, diceva lui. Io credevo aumentasse la mia autostima e da parte sua la stima nei miei confronti. Lui era solo una bestia, io una madre che sperava di dare un padre ad una figlia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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