Sicurezza
Firmato da Dini il primo ponte fatto con la stampa in 3D
Per ora è unico al mondo ed è stato costruito vicino a Madrid. L’opera è stata realizzata grazie all’ingegnere bientinese
BIENTINA. In Spagna, vicino a Madrid, è stato costruito il primo ponte al mondo stampato in 3D e nel gruppo di ricerca c’è anche l’ingegnere bientinese Enrico Dini, il creatore di D-Shape, l’innovativa stampante 3D che trasforma materiali inorganici e sabbia in oggetti tridimensionali. Il ponte pedonale è nel parco di Castilla-La Mancha, ad Alcobendas, ed è un progetto dell’Istituto di Architettura Avanzata della Catalogna. La struttura di 12 metri, larga 1,75 metri, è composta da otto blocchi riprodotti con la stampa 3D e formati da strati di polvere di cemento micro rinforzato con polipropilene.
Il merito dell’impresa va soprattutto all’esperienza di Enrico Dini, classe 1962, nato a Pontedera e laureato in Ingegneria civile a Pisa, che negli ultimi dieci anni è diventato uno dei maggiori esperti nella produzione in 3D su larga scala, tanto da essere ribattezzato dalla stampa britannica “l’uomo che stampa le case”. Tra i suoi progetti ci sono una villa in Sardegna, la realizzazione di una barriera corallina artificiale in Bahrein, la partecipazione al progetto finanziato dalla fondazione Prince Albert II di Monaco per la realizzazione di “abitazioni per i pesci”, moduli di ripopolamento ittico destinati alla riserva del Larvotto, e anche la partecipazione al progetto dell’Institute for Digital Archaeology in collaborazione con l’Unesco, l’Università di Oxford, il Museo del Futuro di Dubai e il governo degli Emirati Arabi Uniti, per la ricostruzione dei monumenti del sito archeologico di Palmira distrutti dall’Isis.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.15019000:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15019000:1652383053/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
L’ingegner Dini ha partecipato al progetto per stampare le case in vista di una futura colonia sulla luna, un lavoro a cui hanno collaborato lo studio londinese Foster & Partners e la Scuola Superiore Sant’Anna, e ha anche collaborato con il Ministero della Difesa, ma in Italia il successo non è arrivato subito.
«Nel 2007 proposi il mio progetto alla Regione Toscana – spiega Dini – ma la proposta non andò in porto perché i parametri finanziari non soddisfacevano i criteri finanziari di eligibilità delle imprese. Così investii prima le mie risorse, poi quelle di famiglia, e quindi coinvolsi amici e imprenditori innamorati del progetto. Non abbiamo preso un euro di fondi pubblici e siamo finalmente riusciti ad autofinanziarci. Oggi il D-Shape Lab si trova a Cascine di Buti dove realizziamo le nostre stampanti».
«Il mio prossimo obiettivo è portare D-Shape negli Emirati – afferma Dini – Nei prossimi giorni andrò là di nuovo per parlare con gli investitori e i partner industriali, in vista dell’Expo 2020. Il mio sistema consiste in una stratificazione di sabbia (o ghiaia) e legante. Al termine del processo di stratificazione si toglie la sabbia in eccesso e viene svelato l’oggetto disegnato dal computer. Siamo partiti in due dodici anni fa, io e il dottor Behrokh Khoshnevis della University of Southern California; insieme abbiamo di fatto creato un nuovo mercato e fatto nascere tante società nel mondo, soprattutto in Cina, Russia e Stati Uniti, ma io avrei voluto dare al mio Paese l’opportunità di avere qualcosa di importante che spostasse i numeri dell’economia nazionale, non quelli di altri Paesi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
