Il Tirreno

Pontedera

Anziano malato di tumore costretto in barella 46 ore

di Sabrina Chiellini

L’odissea per un paziente di Riglione al pronto soccorso dell’ospedale Lotti La nipote: «Gli è stato trovato un posto letto dopo discussioni con il personale»

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PONTEDERA. Lo hanno tenuto parcheggiato su una barella, in un corridoio del pronto soccorso dell’ospedale Lotti di Pontedera, per 46 ore. Infine, dopo le proteste dei familiari ad un paziente oncologico di 78 anni è stato trovato un posto letto d’appoggio nel reparto di chirurgia e non in medicina dove invece avrebbe dovuto essere ricoverato.

«Alla fine gli è stato trovato un posto letto solo perché io ho fatto una tale confusione, nel senso che sono dovuta ricorrere a continue discussioni con il personale del pronto soccorso – dice la nipote – che dopo 46 ore si sono decisi a fare qualcosa».

Ma la famiglia del pensionato ormai aveva deciso di rendere pubblica la situazione e di denunciare quello che sta succedendo all’interno dell’ospedale Lotti dove non c’è un numero sufficiente, o comunque adeguato a quelle che sono le necessità, di posti letto.

«Quello che è successo a noi non è un caso isolato – continua la nipote del pensionato – solo che molti non se la sentono di raccontare come stanno le cose».

Il paziente, che abita a Riglione ma è seguito da un oncologo in servizio al Lotti, avrebbe dovuto essere ricoverato - aveva fatto una visita ed era stato programmato l’inserimento al Lotti - martedì mattina. L’ospedale però non aveva il posto a disposizione e aveva informato la famiglia del pensionato che il ricovero sarebbe stato rinviato. Nel pomeriggio però il 78enne, le cui condizioni si stanno aggravando per il progredire della malattia, si è sentito poco bene ed è stato accompagnato all’ospedale di Pontedera dove ha ricevuto sì le cure necessarie ma ha mangiato, come raccontano i familiari, solo tè e biscotti, visto che doveva restare in una barella.

Ieri mattina i familiari, stanchi di questa trafila che non riescono ad accettare anche se il personale del Lotti ha dato loro una serie di spiegazioni dicendo che la responsabilità non è del pronto soccorso ma di come sono organizzati i reparti, hanno deciso di raccontare la loro odissea. «Siamo venuti a Pontedera – aggiunge la nipote – perché qui mio zio è seguito da un medico che ha già curato un suo parente. Mio zio si fida di questo medico, così segue quello che gli consiglia. Nessuno di noi aveva immaginato che un paziente oncologico potesse essere lasciato così tanto a lungo su una barella, in un corridoio».

Non c’era posto nemmeno nell’osservazione breve o in un altro reparto. Da quanto i familiari dell’anziano hanno potuto capire - nell’attesa è quasi impossibile non fare domande - che situazioni come quella capitata al loro caro sono abbastanza frequenti.

«Nella giornata dell’8 marzo – spiega ancora la nipote del 78enne – c’erano sedici pazienti in attesa e solo cinque posti si sono liberati nelle medicine. Risulterà facile capire quali possano essere i disagi per persone che sono ammalate e hanno bisogno di cure».

I problemi principali, stando a quanto racconta la cittadina, riguardano il meccanismo con cui sono organizzate le dimissioni dai reparti di medicina. In teoria dovrebbero essere disponibili almeno 10-12 posti al giorno, ma questo non capita quasi mai e, di conseguenza, gli operatori del pronto soccorso si trovano a lavorare sempre più spesso in condizioni difficili, con i familiari dei pazienti “parcheggiati” che chiedono spiegazioni e, talvolta, arrivano anche a perdere la pazienze protestando con il personale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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