Gioco
Lavaiano contro il sindaco: no al forno per le cremazioni
Paese in rivolta per il piano sulla gestione dei cimiteri Si temono inquinamento e speculazioni. Lunedì l’assemblea
LARI. Da un lato la discarica, dall’altro l’impianto di compostaggio. «E ora vogliono fare anche un forno crematorio da 3mila cremazioni l’anno. Ma stiamo scherzando?». La domanda viene posta da Paolo Bendinelli, un abitante di Quattro Strade che si fa portavoce delle rimostranze di un territorio che lunedì si riunirà in assemblea col sindaco Mirko Terreni per discutere di questo progetto che proprio non piace.
Il forno crematorio, appunto. O “tempio”, com’è stato definito su una pagina Facebook in cui confluiscono proteste simili provenienti da altre parti d’Italia, foto e considerazioni su un’operazione su cui, già nel nome della pagina del social network, si pongono forti dubbi. «Ci serve?», si domandano tutti e che ribadirannoall’assemblea fissata alle 21,30 al circolo Arci di Lavaiano.
E dire che Terreni, a gennaio, aveva annunciato questa operazione con toni entusiasti: «Per gestire gli 11 cimiteri perdiamo ogni anno 300mila euro. Così affideremo a una ditta la manutenzione dei camposanti, dando la possibilità di costruire anche un forno crematorio, la cui attività renderà sostenibile economicamente il progetto. In questa maniera avremo cimiteri degni di questo nome dal punto di vista della manutenzione e royalty da parte dell’azienda per le casse del Comune».
Dal punto di vista finanziario sembra un ragionamento ineccepibile. Sotto l’aspetto ambientale e di funzionalità per gli abitanti di Lavaiano, dove dovrebbe sorgere il forno (o tempio) crematorio, la risposta secca è no. «Si parla di tremila cremazioni l’anno - riprende Bendinelli - Che significa dieci al giorno. In un territorio che guarda da vicino la Geofor e tutta la zona dove ci sono aziende del settore ambientale e del trattamento dei rifiuti, in cui è cominciata anche la costruzione dell’impianto di compostaggio, crediamo sia un grosso errore».
Il paese è in subbuglio e per lunedì sera si prepara una battaglia per il sindaco che dovrà fronteggiare temi come la svalutazione degli immobili, l’inquinamento delle culture, la speculazione dei privati. «Le notizie sono ancora frammentarie - dice Cristina Piazzano che abita a 150 dal cimitero della frazione del Comune di Casciana Terme Lari - ma siamo tutti contrari a un forno che, di fatto, andrà a ciclo continuo, visto l’alto numero di cremazioni previste per rendere economicamente sostenibile questa operazione. Questa situazione creerà sicuramente problemi ai tanti campi coltivati che si trovano nelle vicinanze, ma anche al valore degli immobili che subiranno una svalutazione. Non ci piace in nessuna maniera questa idea dell’amministrazione».
La strada per dotare la provincia di Pisa di un altro forno crematorio, dopo quello della città della Torre Pendente, sembra in salita per il sindaco Terreni che sperava di mettere in piedi un piano da oltre 5 milioni per dare di nuovo dignità agli undici cimiteri. E far guadagnare pure qualcosa al Comune.
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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