Attenzione
Licenziati a Natale ora richiamati a tempo determinato
Indotto: i sindacati denunciano il caso alle Officine Ristori «Lo dicevamo che 44 persone in mobilità erano troppe»
PONTEDERA. Prima il maxi licenziamento a poche ore dal Natale. Adesso la necessità di richiamare operai per far fronte alle commesse della Piaggio. È la grottesca situazione attorno alle Officine Ristori che i sindacati denunciano come «assurda», ma anche ricordando il monito fatto durante i giorni caldi della vertenza: «Troppi 44 licenziamenti».
In effetti, a poche settimane da quelle giornate in cui Regione, Comuni e prefettura cercarono di scongiurare così tante lettere di messa in mobilità, condannando la decisione finale dell’azienda di andare avanti per la propria strada, oltre ai due che sono stati assunti di nuovo per via di irregolarità nell’applicazione dei criteri di legge, altri tre sono rientrati in fabbrica con contratti a tempo determinato di circa quattro mesi. È evidente il tentativo e la necessità della ditta storica dell’indotto Piaggio di far fronte alle commesse in arrivo dallo stabilimento della Vespa. La legge, lo consente, ma i sindacati protestano. «Sapevamo che sarebbe andata a finire così - spiega Marco Comparini, segretario provincia della Fiom Cgil - perché Ristori ha ancora il contratto di fornitura con Piaggio che l’anno scorso ha comportato l’utilizzo pressoché totale degli impianti e della forza lavoro. Quindi, nei prossimi mesi, dovrà far fronte agli stessi volumi lavorati lo scorso anno. È per questo che abbiamo detto fin da subito che i numeri del personale da licenziare indicato dalla proprietà era troppo alto. Alla fine in 44 sono stati mandati a casa. Ma si tratta comunque di un’esagerazione confermata dalla chiamata al lavoro per tre operai in questi giorni».
Secondo Samuele Nacci, della Uilm Uil, «il ritorno in fabbrica di questi tre lavoratori dimostra la forzatura fatta dall’azienda durante i giorni della vertenza. È vero che il contratto con Piaggio scadrà a settembre. E che non sappiamo se sarà rinnovato o quale volume di produzione sarà concordato tra committente e fornitore. Ma è chiaro che i licenziamenti potevano essere un numero assai inferiore ai 44 che, alla fine, sono rimasti senza occupazione. Anche perché, da quel che so, Ristori ha ottenuto un aumento di commesse da parte di un cliente tedesco. E, con una politica commerciale diversa, avrebbe potuto far conservare il lavoro a più persone».
La situazione, comunque, è in evoluzione, visto che Comparini promette: «Vigileremo sulle modalità applicate per la scelta dei lavoratori da richiamare in fabbrica. Esiste una lista, che a suo tempo abbiamo contestato, ma che deve comunque essere rispettata. I nostri legali valuteranno attentamente le mosse dell’azienda».
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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