Andare a scuola e lavorare Progetto pilota in Valdarno
Intesa tra istituto Cattaneo e una ditta conciaria contro l’abbandono scolastico Il primo contratto di apprendistato in alternanza della Toscana a un 16enne
SAN MINIATO. Il primo ad aprire la strada è Francesco, 16 anni, residente in un Comune del comprensorio, che fino a pochi mesi fa aveva deciso di abbandonare la scuola, andando ad ingrossare le file dei tanti adolescenti sospesi tra la dispersione scolastica e la maggiore età. Adesso, invece, è il primo allievo toscano a provare il nuovo “apprendistato in alternanza”, un percorso inedito, della durata di due anni, che permette di unire in uno stesso contratto il lavoro, lo stage e lo studio, attraverso un accordo ad hoc tra l'istituto Cattaneo di San Miniato e la conceria Lloyd di Santa Croce.
Una novità promossa dalla Regione e presentata ieri mattina al Centro per l'impiego di via Donica. Presente l'assessore regionale all’istruzione, formazione e lavoro, Cristina Grieco, insieme alla sindaca di Santa Croce, Giulia Deidda, al preside del Cattaneo, Alessandro Frosini e all'amministratore delegato di Lloyd Spa Mario Buldrini.
«Per troppo tempo il mondo del lavoro e quello della scuola sono rimasti separati - ha detto Grieco - Questa nuova forma di apprendistato, invece, rappresenta la “via toscana” al sistema dell'alternanza, che si aggiunge agli altri strumenti già messi in campo negli ultimi anni». L'idea, in pratica, permette di offrire ai ragazzi che vogliano abbandonare la scuola una strada alternativa. «Un contratto full time, da circa mille ore l'anno per due anni - ha spiegato Frosini - che impegna il ragazzo sotto tre aspetti: come lavoratore, stagista e studente. Per farlo serve chiaramente un protocollo fra scuola e impresa, insieme ad un patto formativo in cui sono specificate le capacità che deve acquisire l'allievo».
Un'opportunità che comunque non rappresenta una strada a fondo chiuso: al termine dei due anni, infatti, la nuova forma di apprendistato consente la possibilità di poter riprendere gli studi per conseguire il diploma. «È una carta in più da giocare rispetto all'abbandono scolastico - ha aggiunto Frosini - per i tanti ragazzi che arrivano nei professionali con una scarsa motivazione». Dall'altro lato, l'azienda forma un ragazzo secondo le proprie necessità, beneficiando di uno sgravio concesso dalla Regione. «Quella economica, però, è solo l'ultima delle motivazioni - precisa Buldrini - perché non sono certo i 3mila euro in meno a dare futuro alle aziende, specie nel settore della conceria. C'è piuttosto bisogno di competenze e di specializzazioni, anche di primo livello, perché da qui a pochi anni andranno in pensione molti lavoratori per noi fondamentali. Così Francesco è tornato a scuola perché ha il miraggio del lavoro, mentre noi abbiamo tutto l'interesse a farne un operatore specializzato».
Giacomo Pelfer
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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